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NelMioMondoDiZuccheroFilato [ ...una vita a pois! ]
 


 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 Noi 

 Lui, Mr P., il più bel regalo che la vita potesse farmi

Daisypath Vacation tickersDaisypath Anniversary tickers

 

Ogni essere umano è stato gettato nella vita alla ricerca di un altro essere di un solo essere che gli sia in ogni senso rispondente, a tal punto che l'uno senza l'altro appaia come il prodotto della dissociazione di un unico blocco di luce...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Osservate sempre, in tutto quello che fate, con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell'uomo più passione che ragione perchè fosse tutto meno triste, difficile, amaro. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più allegri e seminatori d'amore, godrebbero felici di un'eterna giovinezza.

 


 

 

Il viaggio come metafora della vita è una delle immagini più frequenti in tutte le letterature, è un concetto trattato molto spesso dagli scrittori di ogni epoca. Esiste un'opera nella letteratura di tutti tempi che riassume, forse integralmente, i significati concreti e simbolici legati al tema del viaggio: l'Odissea di Omero. Analizzando attentamente la vicenda di Ulisse, si nota che il viaggio non può consistere solo nell'approdo al porto finale, ma piuttosto nel superamento di mille pericoli, ostacoli e prove. Esso è lo stimolo naturale alla ricerca del nuovo, la sfida al confronto, l'abilità di relazionarsi con chi è diverso da noi, la capacità di adattamento a situazioni imprevedibili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bisogna esser sempre ubriachi. Tutto sta in questo: è l'unico problema.Per non sentire l'orribile fardello del Tempo che rompe le vostre spalle e vi inclina verso la terra, bisogna che vi ubriachiate senza tregua. Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro, ma ubriacatevi. E se qualche volta, sui gradini d'un palazzo, sull'erba verde d'un fossato, nella mesta solitudine della vostra camera vi risvegliate con l'ubriachezza già diminuita o scomparsa, domandate al vento, all'onda, alla stella, all'uccello, all'orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, domandate che ora è; e il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio, vi risponderanno: "È l'ora di ubriacarsi! Per non esser gli schiavi martirizzati del Tempo, ubriacatevi; ubriacatevi senza smettere! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro."

Charles Baudelaire

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


21 marzo 2012


Ecco come si inizia

Troppe cose da fare e troppo poco tempo per farle. Le mie giornate sono corse contro il tempo con l'unico obbiettivo di andare a dormire. E' come se da quando mi alzo dal letto non facessi altro che correre lungo una pista saltando ed evitando ostacoli e alla fine di questa ci fosse il mio letto ad aspettarmi. vado a letto, spengo il cervello, pace, libertà. Non penso di poter reggere ancora per molto. Non ho scritto del fatto che mio padre, un mese e mezzo fa, è stato ricoverato e operato d'urgenza per un diverticolo che gli si è lacerato nello stomaco. Non ne ho scritto perché è stato uno degli episodi più difficili della mia vita e nonostante abbia condizionato e condizioni tutt'ora la mia quotidianità, ogni volta che provavo a raccontarne mi congelavo all’idea di rivivere tutto. Ora è a casa in convalescenza, si sta riprendendo ma ci vorrà del tempo. non va in ufficio e tutto è in sospeso da due mesi, tutto meno le cose che vanno fatte per forza in determinati tempi e che faccio io. Quando esco dall’ufficio vado là, poi corro a casa a tentare di dargli un ordine, preparo la cena, lavo i piatti. Poi a volte devo anche lavarmi, magari ritoccare lo smalto e attività simili dovute a darmi un aspetto sopportabile. Mr P. non arriva mai prima delle 21, quando siamo fortunati, e non fa nulla a parte lavare i piatti quando è il suo turno anche perché quando finiamo di mangiare siamo stanchi morti e io ho già fatto tutto prima. Sono rapita in un vortice che mi sembra stringersi ogni giorno. Ieri sono uscita dall'ufficio e sono andata nell'altro ufficio, poi sono andata dai miei a portare una borsa di roba da lavare e prenderne una da stirare, dato che come se non bastasse domenica si è rotta la lavatrice... quando sono arrivata a casa mia sapendo di dover ancora stirare una montagna, preparare la cena e lavare i piatti del giorno prima, e ho visto in che condizioni verteva la casa, ho sentito il vortice stringermi togliendomi il respiro. Il cuore mi è arrivato alle orecchie, ho avuto un lieve attacco di panico. In quel momento ho capito che non posso continuare ancora per molto così, evidentemente sto chiedendo troppo a me stessa. Del lavoro non mi lamento, mi piace che ci sia un casino dietro l'altro, mi piace correre da quando arrivo a quando me ne vado... ma poi una volta uscita di qui ho bisogno di un po’ di pace. di silenzio, di gesti compiuti con calma senza pensare a quel che devo fare dopo. Non riesco a vivere con questo ritmo, non mi basta tirare il fiato solo due giorni a settimana e a volte neanche quelli. Evidentemente non posso essere un’impiegata perfetta, una figlia perfetta, una casalinga perfetta, una compagna perfetta e una donna perfetta (per non parlare di amica, parente o zia.. non vedo i miei nipoti da settimane) nello stesso momento della mia vita. Peccato che accettare di non poter essere perfetta, qualsiasi sia il contesto, per me è una cosa del tutto impossibile che mi porta ad avere una sensazione di insoddisfazione cronica e chiedermi continuamente se sono io che sono sbagliata o nessuno ce la farebbe. Il tutto condito da una buona dose di sensi di colpa verso tutto e tutti quelli che sto trascurando. Da lunedì prossimo, dopo il cambio dell'ora, vorrei poter andare a correre se non tutti i giorni almeno uno si e uno no, ma se lo faccio non mi rimane nemmeno un giorno in cui posso guardarmi casa mia e andare a dormire alla sera ad un ora decente.
Mi sento in trappola, con dei pesi enormi sulla schiena che non sono in grado di portare, senza via d'uscita. L'omino del cervello è diventato una poppante dai capelli rossi, con trecce e lentiggini, che ripete con occhi umidi:ma cos'è? dove sono finita? dov'è la mia mamma? 
Mi sento in balia dei bisogni degli altri, dei comodi degli altri, di una casa che non si sa autogestire, di una vita che non mi ripaga di nemmeno il 50% di quello che io do.
A volte mi chiedo se mai volessimo un figlio, come e dove potrei inserire i suoi bisogni quando non ho tempo di soddisfare i miei. Ho la frangia talmente lunga che non ci vedo più e scuoto la testa ogni due minuti come un cane, non riesco a trovare un buco per andare dalla parrucchiera senza rubare del tempo al sabato che è l'unico giorno in cui il Mr è a casa. Per adesso come unica soluzione ho deciso di ricominciare a prendere lo xanas anche di giorno, giusto per evitare di diventare verde mentre sono in riunione con l’avvocato e discuto del contratto di un cliente. Per il resto non so davvero dove sbattere la testa, l’unica via d’uscita mi pare iniziare a tirare di coca in modo da sfruttare anche le ore in cui dormo.


27 febbraio 2012


Sto per mangiarmi la mosca che mi gira attorno dalle nove. quante calorie avrà?

Oggi quello che mi ci vorrebbe - a parte un letto a disposizione con Matt Bomer dentro, che non fa mai male - sarebbe prendere a calci sui denti qualcuno. E non chiunque, ovviamente. avrei una lista pronta a disposizione. Miacuginanevrotica, per esempio, anche se mi dispiacerebbe per il bimbo che porta in grembo (che tanto verrà su stronzo come lei), la vicina d'ufficio, Missmenagerdistacippadi..., la cui voce se la gioca con il fastidio provocato dalla suddetta mosca o, ovviamente Mr.P., mio onnipresente bersaglio. Di solito, quando non lo odio ma lo detesto solo, gli dedico amorevoli pensieri tipo... spero che piova un quarto d'ora dopo che hai lavato la macchina, che ti cada per terra l'ultimo pezzo di torta che ti eri tenuto da parte, che ti si spezzi a metà l'ultima sigaretta nel pacchetto, che la tua parte di letto sia piena di appuntite briciole di crecker, che i jeans che volevi mettere oggi non siano asciugati. Oggi invece sono più propensa verso: spero di vederti contorcere sul pavimento in preda alla maledizione AvadaKedavra. Ieri in uno dei suoi esplois più gentili mi ha detto che io "trovo il tempo per il mio blog" (non perché sostenga che io non lo trovi per lui eh, vorrebbe dire che si è accorto di qualcosa. l'ha affermato a sua difesa, perché poverino lui tempo non ne ha). devo aver lasciato aperta una pagina sul pc di casa e deve aver recepito così l'informazione, sono pronta a scommettermi un nipote che non ha letto una sola parola. nel suo ritmo di vita di manegerdistocavolo non c'è spazio per me, figurati per letture di miei scritti.
Il nostro rapporto sterile e quasi platonico mi ha reso ancora più acida e cinica di com'ero prima di conoscerlo, con il terribile effetto collaterale dell'ipersensibilità a qualsiasi forma di romanticismo. invidio qualsiasi forma d'amore mi passi davanti, persino vedere due cimici vicine che sembrano farsi il piedino con la zampina. Oggi, a differenza di ieri, non riesco davvero a pensare che un giorno tutto questo possa cambiare. Ma oggi sono arrabbiata, mi bruciano gli occhi e ho il fanculo facile da lunedì mattina post-weekend di merda. Domani è un altro giorno. e probabilmente sarò ancora più incazzata. Non c'è speranza che muti qualcosa nell'arco delle prossime ventiquattro ore perché in settimana, lo stronzo a cui lavo le mutande, è totalmente assente. Arriva trafelato come se avesse lottato con un drago nell'androne del condominio e evitato un branco di zombie sulle scale. vegeta e mangia, se apre bocca è per blaterare qualcosa del suo io, ioioioio, ...ho visto questo, ho fatto l'altro, io sono il migliore, io son figo, son tutto io... e altri balablabla. dopodiché si rinchiude al cesso a fare non si sa cosa, per uscirci con un occhio chiuso e dichiarare che ha sonno (machenovità). Fino al mese scorso c'era poi il weekend, due giornate in cui a tratti rinsaviva e mi ricorda la sua presenza nella mia vita, se pur non sempre in modo felice, ora invece lavora anche almeno un giorno dei due, e a volte tutti e due e quindi il poco tempo rimanente che c'è, lo passa in convalescenza… e/o a blaterare ioioioio o vedere una partita, o leggendo cagate sull'i-pad, che sennò quando lo fa?eccerto. Ora che abbiamo la tipa che una volta a settimana ci fa le pulizie, non posso nemmeno più schiavizzarlo in quel senso. Se penso a quando stasera entrerà in casa vestito da pirla con la sua borsetta a tracolla e dalla sua bocca inizieranno ad uscire tutti i vari inutili blablabla senza menzione alcuna al fatto che qui da un anno e mezzo non si parla, non si scopa, non si vive... ho voglia di andare a raccattare quattro stracci e partire senza metà il più possibile lontano dal suo ingombrante ego. ma come ho fatto io ad innamorarmi di un simile pirla? Lo dice pure l'oroscopo che cancro e bilancia non hanno alcuna affinità. E' la maledizione di Fox questa, per non averlo mai ascoltato.
Forse se la nostra casa fosse in affitto e non fosse mia, se non abitassimo a 200 metri dai miei, se non avessi una vicina spiona e non amassi perdutamente la mia casa e la simbiosi che ho con essa, me ne sarei già andata. dove però? mi manca pure la classica amica/amico che nei film non manca mai. quello single che vive da solo e ha sempre il divano da offrirti per ogni evenienza. Di sbattere via lui non se ne parla... perdo un casino di tempo, è doloroso e non serve un cazzo, la sua peggiore preoccupazione sarebbe come portarsi via tutti i suoi foglietti di managerdistocavolo e rimanderebbe ogni discussione a conclusione della campagna vendite, come se io fossi una mail che puoi lasciare li finché non hai tempo di rispondere. E poi stasera c'è Grey's anatomy e PanAm, non voglio alcun tipo di disturbo. Cos'ha fatto nel weekend di così terribile? niente! lui non fa mai niente, lui vive una vita parallela in cui io rappresento la barra in alto a destra "cibo, salute, sonno, vestiti puliti" e quando arriva da me è arrivato a destinazione e non deve far altro che svaccarsi sul divano. Se almeno la barra fosse rossa ogni tanto, mi toglierei qualche soddisfazione.

Ma è che oggi sono arrabbiata eh, poi mi passa.


12 ottobre 2011


Luce

In questi giorni sono impegnata nell'organizzazione dell'evento più importante dell'anno. (e nella gestione della mia ansia). Si tratta del compleanno di Mr P., festività orai da anni celebrata in diversi paesi del mondo e contrassegnata su molti calendari occidentali. In questa famiglia è così, più fai girare i maroni e fai di tutto per rendere infelice il prossimo, più la sottoscritta si sbatterà come una straccetto perchè la tua vita sia perfetta e tu sia sempre sereno e stirato di tutto punto. Ho già espresso mesi fa cosa penso rigurdo ai compleanni, quanto trovo inutile festeggiarli e ancor più essere entusiasti di avere l'occasione poter butare via dei soldi offrendo cose a gente che nei 364 altri giorni dell'anno non ti caca nemmeno di striscio. E proprio alla luce di questo non festeggieremo ua volta soltanto ma bensì due, una con i parenti e una con gli amici (si, ne abbiamo. o meglio, ne ha Mr P., spuntano sempre quando c'è da scroccare qualcosa.) Ma la scadenza che mi sta provocando attacchi di panico e dermatiti psicosomatiche è esattamente mercoledì prossimo, giorno in cui i miei "suoceri" verranno a casa nostra per la prima (ed unica) volta. NanoBastardo, SaettaMcQueen, la donna immortale (la nonna, che a 150 anni di età guida ancora di notte con disinvoltura, si infila in ogni dove e sopratutto ha sempre consigli non-saggi da dispensare ai nipoti) e prole quasi al completo (due su tre). Abbiamo invitato anche i miei che, felicissimi, mi hanno chesto quale somma sarebbe bastata per fingerli entrambi malati infettivi, ma ho minacciato di toglier loro il saluto ed hanno accettato con piacere. Mi sono organizzata così: sabato compreremo tutto l'occorrente (cianuro, veleno per topi...) e poi quel pomeriggio io andrò a farmi un giro e a ritirare i pasticcini, e la ragazza che fa le pulizie da mia madre mi pulirà casa da cima a fondo, vetri compresi. arrivata a casa supervisionerò la situazione, mi metterò a raccogliere evetuali capelli sfuggiti all'occhio attento della tizia con la lente d'ingrandimento, spruzzerò del profumo e aspetterò Mr P. nell'androne delle scale dove poi mangeremo due pizze da asporto seduti sul primo gradino. Dopo diverse riflessioni ho concluso che non potrei mai pulire io, le cose fatte da me non le vedo mai perfette e quel giorno non posso assolutamente concedermi il lusso di non avere la casa perfetta. mia suocera deve capire la differenza tra casa mia e casa sua, deve essere bene evidente davanti ai suoi occhietti vispi di criceto. (e poi tanto la paga mamma). Se ne sarò uscita viva, il sabato ci sarà la seconda manche, sempre perchè per il coinquilino la mia felicità viene per prima, andremo tutti allegramente in un pizzeria e noi (che abbiamo in garage piscine d'oro fuso in cui nuotare) pagheremo da bere a tutti quanti e porteremo la torta. Questa serata non sarebbe stata niente di così atroce, se solo Mr P. non avesse deciso di invitare anche un coglione fidanzato con una più cogliona di lui a cui io farò in modo che manchi la sedia da sotto il culo e la fetta di torta dal piatto. Il giorno dopo partirò per una vacanza rigenerante.

Molto prima che a Mr P. venissero queste brillanti idee io avevo acquistato on-line il suo regalo di compleanno e prenotato una cena in un fichissimo posto di Torino dove lasciano a disposizione un i-pad per ogni tavolo e i bambini deficienti come lui si elettrizzano. Ho anche deciso il regalo da parte dei miei, e progettato di comprare i biglietti per un concerto a cui voleva adare, che non ho più trovato.

Spero sinceramente che questa mia ogonia sia alla fine ripagata con la cosa che alla fine, e mi duole ammatterlo, è quella che da un senso ad ogni mio gesto da quando mi sveglio a quando vado  dormire. Quella luce nei suoi occhi, che non vedo da parecchio tempo, quella luce di quando è FELICE.


1 aprile 2011


Free Friday

Il Big è passato ufficio per ufficio a chiedere se ci andasse bene uscire tutti alle diciassette. Ovviamente la risposta è stata all'unisono positiva, a dire il vero io ero anche già pronta in quel momento, non avrei opposto resistenza (qualcuno ha anche avuto il coraggio di chiedergli se l'ora in meno era pagata o di permesso.. ok che sono tempi duri, ma addirittura..). Quindi tra poco più di un ora sarò fuori da qui dentro e mi fionderò a casa a lavare i piatti di ieri sera e mettere le utlime cose in valigia. La destinazione è sconosciuta. quella ufficiale è il mare, sopratutto per acquistare delle cose che abbiamo visto l'ultima volta che ci siamo stati (un quadro, tre barattoli per la pasta, un piatto svuotatasche e una specie di mensola). Però il comportamento di Mr P. mi ha fatto pensare che ci sia in serbo una sorpresa per me. vuole partire per forza presto, mi ha detto di portarmi qualcosa di elegante, traffica parecchio con il pc ultimamente. Martedì sarà il nostro secondo anniversario per cui puo essere che abbia organizzato un weekend a mia insaputa o una cena, una gita. non saprei. Le uniche due mete che mi vengono in mente per un weekend sono Pisa e Milano, i posti per i quali mi sono sempre lamentata di non esserci mai stata. Pisa non l'abbiamo mai vista nessuno dei due mentre Milano io l'ho vista un paio di volte ma sempre velocemente e non sono mai stata in centro. Sono emozionata. poi magari sono io che mi sono fatta il filmone in testa e non esiste nessuna sorpresa. Al mare siamo stati solo tre settimane fa ma il mio stato d'animo non mi aveva permesso di godermelo a pieno. io al sole mi ricarico, mi depuro. l'aria di mare, il caldo sulla pelle, quella sensazione di respirare un aria frizzante e leggera. Se penso che fino all'altro ieri non avrei scommesso un euro sul nostro futuro e invece oggi mi sembra tutto meno grave e irrecuperabile... a volte mi chiedo se me lo sogno le cose o accodono realmente. Sarà che oggi è venerdì, e di venerdì il cielo è sempre più blu. sopratutto quando il capo ti fa usire un ora prima.


21 febbraio 2011


Mediocrità e bungabunga

C’è stato il primo licenziamento in conseguenza alla chiusura di una piccola società che faceva parte del nostro gruppo. il collega licenziato si era separato da due mesi, ha il settanta per cento di mutuo della casa dove non vive più da pagare ogni mese, più gli alimenti da passare per i due figli alla moglie casalinga, l’affitto della casa dove vive ora ed ora si trova anche senza auto. così, da un giorno all’altro, il capo l’ha chiamato nel suo ufficio. non è un collega a cui sono molto legata ma mi spiace, e vedere oggi la sua lettera da un avvocato dove contesta il cessato rapporto mi ha riempito di orgoglio per lui. 
Qui la situazione sta degenerando ad una velocità pazzesca.
Il telefono non suona più, gli unici a cagarci sono rimasti i fornitori a cui dobbiamo dei soldi, neanche l’ombra di un ordine. Persino la posta quotidiana, che prima consisteva in sacchi e sacchi di buste ora è ridotta ai quattro giornali in abbonamento più due o tre lettere di tizi che ci fanno causa per qualche insoluto. Mi passo delle allegre mezz’ore a ricevere insulti per telefono di chi da mesi aspetta un pagamento. siamo un azienda totalmente diversa da quella che eravamo fino ad un anno fa, quella che spendeva milioni per feste, sponsor, pubblicità in televisione e varie cose inutili tanto per dimostrare al mondo quanto eravamo fichi. E si potrebbero immaginare sguardi tristi, impiegati depressi e spaventati che vagano per i corridoi in cerca di qualcosa da fare. e invece no, la maggior parte di noi seppur non contenti all’idea di perdere il lavoro, è allegra come mai prima e questo perché vedere le facce di merda impaurite che si agitano come vermiciattoli in un barattolo ci fa godere immensamente. siamo tutti qui che gufiamo e speriamo di vederli affondare nella merda più nera. ci hanno sventolato davanti i loro eccessi e i loro sfarzi così tanto e con così poco rispetto che ora l’idea di saperli col culo per terra è più forte della disperazione per essere messi allo stesso modo. Personalmente, più vedo Madame sbraitare più godo, più la vedo abbassarsi a tremende umiliazioni quali svuotarsi il cestino dell’immondizia e spolverare la scrivania del marito più vengo in ufficio volentieri e con un gran sorriso. lui non ci fa più vedere sull’i-phone le foto delle sue feste in discoteca dove usava champagne da cinquemila euro a bottiglia per bagnare le sue amichette mezze nude, non ci spiega più che con il nostro stipendio lui non mette neanche il pieno al suo jot e io ho sempre una tremenda voglia di chiedergli come sta capo? ha una brutta cera… Le voci dicono che sono intenzionati a ridurci ancora gli orari perché non gli hanno concesso la cassa integrazione e licenziare qualcuno in tronco potrebbe provocargli troppi problemi. se mi facessero venire in ufficio solo più quattro ore al giorno o solo più tre giorni a settimana io sarei felicissima. dei soldi non me ne frega un fico secco. non perché io ne abbia così tanti da potermi permettere un tale lusso ma perché in questo momento niente di così materiale riesce a toccarmi, nemmeno l’idea di avere il frigo vuoto. Mi sono persino immaginata un diabolico piano che consiste nel resistere finché non mi licenziano, godermi i due anni di mobilità (che non so se sarebbero realmente due come mi ha detto una mia collega, avendo io più di 5 anni di rapporto lavorativo, o uno o sei mesi) al termine di questi chiedere i tre mesi di disoccupazione per poi cercarmi un lavoro e rimanere impagnottata non appena mi assumono godendo così di maternità anticipata e conseguente anno a casa. diabolici progetti ad esempio della mediocrità italiana, insomma. E sottolineo che fino a poco tempo fa nemmeno ci pensavo a certe cose ed ero sempre pronta a puntare il dito contro tali esempi di pigrizia. A scaturire quaesto, in me ma anche in tante altre persone, è stato il trattamento di tuttodovuto che ci è stato riservato. vedere che nessuno ci ha mai detto un grazie anzi, ogni errore è stato trattato allo stesso modo di quello fatto dalla collegasonsempreinmutua, vedere che a venire a lavorare con la febbre e sbagliare una stronzata mi sono sentita dire se stai male perché non stai a casa, vedere che nessuno mi ha mai pagato o anche solo ringraziato per essermi fermata ogni giorno almeno mezz’ora in più ma mi veniva subito fatto notare se bollavo alle otto e trentadue. vedere in cinque anni nessun aumento, nessuna riconoscenza, nessuno stimolo, ma solo critiche e promesse mai mantenute. vedere un uomo che fino alla settimana prima si sentiva libero di toccarmi il culo, non avere nemmeno le palle di presentarsi il giorno in cui c'è stato detto che l'azienda era in crisi e avremmo avuto delle riduzioni. E’ vero, la gente non ha voglia di lavorare, ma è anche vero che gli imprenditori non sanno più fare il loro lavoro, forse troppo stanchi dal bungabunga della sera prima.
La persona che è stata licenziata era in stretti rapporti con il capo, si vedevano anche fuori dall'orario di lavoro, erano amici. poi venerdì sera l'ha chiamato ne suo ufficio, così, senza preavviso.
Ma se succedesse a me, come minimo per festeggiare darei un bunga bunga nella Gcasa.


8 novembre 2010


Odori

Sto facendo qualcosa di eticamente sbagliato.. ho rimboccato i miei capelli dietro l’orecchio. oggi è solo lunedì e ciò significa che sono freschi di shampo, balsamo, piastra e semi di lino da nemmeno 24 ore, si tratta quindi di una vera e propria mancanza di rispetto. Ma non ce la posso fare, non oggi che i miei occhi si rifiutano di collaborare... sembrano ricoperti di cellophane, doloranti e gonfi, e ci vedo a stento.
Ho mal di pancia, la muffa in casa, un lavoro di merda e ora anche i capelli ondulati.
Le mie amiche sono arrivate, anzi a dire il vero sono già di nuovo in partenza… e questo mi ha reso molto felice. Solo, questo. Anzi no, anche il weekend mi ha reso felice in quanto è stato un vero weekend, degno di essere chiamato con il suo nome. il primo forse, in cui ho posato le chiappe sul divano, più di una volta e per periodi di tempo più o meno brevi. Ma ho anche fatto le pulizie, coccolato il mio corpo, cucinato e pulito muffa. La nuova ciliegina sulla torta è lei, l’amicamuffa. Comparsa il giorno dei santi (sarà che non siamo andati a messa?!), in un angolo della camera da letto… fiorita di pelo bianco e ingigantita in pochi giorni. poi ieri negli angoli del salotto, quello interno e quello esterno. e in ultimo ieri sera, nel giro di tre/quattro ore, (perchéprimalogiurononc’era, ne sono certa) nell’angolo in basso, quindi dal pavimento verso l’alto, del salotto. Mai vista una roba del genere… enorme, schifosa, puzzolente. fantascientifica. In quest’ultimo episodio mi è stata simpatica però... ha intaccato il borsone da calcio di Mr P., che godimento. Ero con mia cuginanevrotica che mi ha prontamente soccorso e afferrato prima che cadessi a terra svenuta… ho telefonato in lacrime a mio padre poche ore dopo averci litigato per lo stesso motivo. Abbiamo la muffa in casa, i vestiti bagnati, un pezzo di cucina (che ha tre mesi) alzato e gonfiato, puzziamo di umido… ed è colpa nostra. sicuramente abbiamo usato la vernice sbagliata o non apriamo mai le finestre. non sia mai che qualcuno si azzardi a dire che quella casa era già umida e quindi sua mammina cara con tumore a seguito dovrebbe organizzarsi per riparare e rimborsare i danni agli inquilini. Ma dico, no… ma come cazzo mi è venuto in mente di accettare un alloggio dalla mia famiglia, per non pagare un affitto? I soldi che risparmio ogni mese per l’affitto, me li spenderò presto in analisti e terapie per il mio fegato. Stamattina comunque mio padre è andata a casa mia con una troupe composta da un muratore, un imbianchino e un idraulico a esaminare l’ amicamuffa e sono arrivati alla conclusione che purtroppo non c’è nessuna infiltrazione dal tetto ma è proprio il muro che essendo nuovo, complici i doppi vetri, trattiene l’acqua per una ragione a me sconosciuta e che ora la deve sfogare fino a esaurimento scorte (e della mia psiche). Quindi dobbiamo tenerci l’amica finché non decide di abbandonarci spontaneamente, arieggiare spesso, abbassare il riscaldamento e procurarci un deumidificatore… sperando che abbia ragione l’idraulico che ha parlato di un mese e non l’imbianchino che ha parlato del prossimo inverno e poi rassegnarci all’idea di dover ridare il bianco la prossima estate. Io sono una persona molto schizzinosa, soprattutto quando si tratta di cose pelose e maleodoranti… e il pensiero di avere un parassita tossico e puzzolente come coinquilino, che si autoinvita e non chiede nemmeno permesso, che si mangia tutto quello che trova, che potrebbe entrarmi nelle ossa e procurarmi un’ artrite, un’artrosi, un’osteoporosi, ecc… mi manda in crisi. totale. Ieri ho passato la serata a lavare piangendo ogni cosa che potesse esserci entrata a contatto, e la cosa più tragica è che mia cuginanevrotica in preda ad un eccesso di zelo ha afferrato il primo strofinaccio trovato e l’ha usato per passare la conegrina sul muro, e si da il caso che fosse quello fucsia a pois di zarahome, il mio preferito. Peggio di così…

Lo so, mi sto di nuovo lamentando. E mi dispiace, credetemi. Mi spiace davvero ma il punto è che... se tento di non lamentarmi finisce che non scrivo, o meglio scrivo ma non pubblico. temo che prima o poi mi arriverà una notifica dal cannocchiale per le troppe bozze salvate. Se non pubblico non ho quella sensazione, la sensazione... di aver sputato fuori qualcosa, di averlo archiviato in un altro spazio, sempre mio, dove pesa di meno, molto di meno. Sto passando le giornate a fingere, fingere di non essere dilaniata dentro perché la mia vita non va come vorrei, sostanzialmente. e vorrei almeno qui, non doverlo fare. Non fingere di non aver niente di cui lamentarmi, non ignorare il mio cervello produttore di capricci e sbuffi continui, lamentarmi e lagnarmi deliberatamente senza alcun pudore. E non lo faccio, non come lo farei, perché non vorrei rovinare la mia reputazione che mi regala chiacchierate con belle persone molto più che nella vita reale… annoiarle a morte finchè non si allontanano. Sto facendo del mio meglio. Per esempio non ho detto che da ormai una quindicina di giorno io e il mio coinquilino (non la muffa, l’altro) non ci rivolgiamo la parola. O meglio, io non gli rivolgo la parola se non per dargli ordini o rimproverargli cose e lui più o meno lo stesso. Quale sia stato il motivo di tale silenzio, la bomba che lo ha innescato, sinceramente non me lo ricordo. Ma è poco importante in quanto è solo il dilungarsi di un infinito elenco di motivazioni che mi hanno portato a preferire questa vita da singlenonsingle separata in casa silenziosa e cupa ma apparentemente serena che quella della convivente sessualmente attiva ma perennemente incazzata come una bestia e senza voce a forza di ripetere invano le stesse cose. Questo silenzio è molto diverso dal precedente. Il primo era sì, conseguente alla stanchezza totale delle mie parole ma anche inconsciamente mirato ad attirare un attenzione che parlando non ricevevo… questo invece è molto diverso, è un silenzio che vorrebbe parlare, un silenzioso colmo di parole e di dolore e di rabbia. un silenzio non come arma di difesa ma come rifugio, come inerzia. La volta precedente desideravo che lui lo rompesse, che lui dicesse qualcosa, qualsiasi cosa. questa volta il suono della sua voce mi spaventa perché so ormai che è inutile sforzarmi di trovare qualcosa da dire perché non verrà, è inutile dire qualcosa perché non servirà. E così sto zitta, permetto all’animale dentro il mio stomaco di contorcersi come vuole, alle mie lacrime di farmi evitare gli spazi affollati, alle canzoni di entrarmi in testa, al dolore di privarmi di ogni voglia di far qualcosa. Che poi se ci fosse qualcosa da fare probabilmente stringerei i denti e lo farei. Ma cosa c’è da fare? Oltre a dirgli di trovarsi una sistemazione a andarsene al più presto, di lasciare meno segni possbili del suo passaggio in casa mia, la casa dove starò da sola, la casa che rappresenta tutti i nostri sogni. E lui invece di dirmi ok o dirmi no, zitto mi guarda con quello sguardo da cane bastonato e si gira dall’altra parte. E poi torna... ogni sera torna. si mette le ciabatte, fa il bucato, lava i piatti, mi chiede se voglio dell’acqua, se c'è qualcosa da fare. Questo per rigor di logica dovrebbe significare che lui non vuole andarsene, non vuole arrendersi, non vuole che la nostra storia finisca... ma il tutto va a scontrarsi con il suo comportamento che sembra quello di una persona a cui non frega assolutamente nulla della situazione che sta vivendo. non mi dice nulla, non fa nulla.. in più sembra sereno, mangia, non fatica a prender sonno, è abbastanza allegro, continua a vivere la sua vita, a coltivare i suoi interesse, a predersi nei suoi libri di economia e nelle sue partite di calcio. Forse nemmeno lui sa che cosa dire, cosa fare... forse anche lui si rende conto che è stato detto tutto quello che c'era da dire e pensa forse che sia stato fatto tutto quello che c'era da fare. Ma il problema rimane... che fare? Perchè io sto letteralmente impazzendo, da una parte non riesco ancora ad accettare che le cose stiano andando così e dall'altra mi chiedo cosa ne sarà di me ma qualsiasi pensiero è più consolante di questa situazione di stallo... e invece per lui va bene? come fa a non atterrarlo il silenzio che si respira, un rapporto morto che rimaniamo ad osservare? E' come avere un cadavere in casa... ne osserviamo i resti ma nessuno decide di andare a seppellirlo, nessuno fa arieggiare la casa, nessuno pulisce. Lo si guarda putrefare ogni giorno, si piange, almeno dal conto mio, ci si dispera... ma non si fa nulla. e lo so, potrei dire qualche cosa anche io... ma non so cosa dire. La mia logorrea ha esaurito tutte le sue risorse.

Pensate un po' che buon odore in casa mia, tra l'amicamuffa e il cadavere.


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permalink | inviato da -Micol- il 8/11/2010 alle 12:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
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