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NelMioMondoDiZuccheroFilato [ ...una vita a pois! ]
 


 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 Noi 

 Lui, Mr P., il più bel regalo che la vita potesse farmi

Daisypath Vacation tickersDaisypath Anniversary tickers

 

Ogni essere umano è stato gettato nella vita alla ricerca di un altro essere di un solo essere che gli sia in ogni senso rispondente, a tal punto che l'uno senza l'altro appaia come il prodotto della dissociazione di un unico blocco di luce...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Osservate sempre, in tutto quello che fate, con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell'uomo più passione che ragione perchè fosse tutto meno triste, difficile, amaro. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più allegri e seminatori d'amore, godrebbero felici di un'eterna giovinezza.

 


 

 

Il viaggio come metafora della vita è una delle immagini più frequenti in tutte le letterature, è un concetto trattato molto spesso dagli scrittori di ogni epoca. Esiste un'opera nella letteratura di tutti tempi che riassume, forse integralmente, i significati concreti e simbolici legati al tema del viaggio: l'Odissea di Omero. Analizzando attentamente la vicenda di Ulisse, si nota che il viaggio non può consistere solo nell'approdo al porto finale, ma piuttosto nel superamento di mille pericoli, ostacoli e prove. Esso è lo stimolo naturale alla ricerca del nuovo, la sfida al confronto, l'abilità di relazionarsi con chi è diverso da noi, la capacità di adattamento a situazioni imprevedibili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bisogna esser sempre ubriachi. Tutto sta in questo: è l'unico problema.Per non sentire l'orribile fardello del Tempo che rompe le vostre spalle e vi inclina verso la terra, bisogna che vi ubriachiate senza tregua. Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro, ma ubriacatevi. E se qualche volta, sui gradini d'un palazzo, sull'erba verde d'un fossato, nella mesta solitudine della vostra camera vi risvegliate con l'ubriachezza già diminuita o scomparsa, domandate al vento, all'onda, alla stella, all'uccello, all'orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, domandate che ora è; e il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio, vi risponderanno: "È l'ora di ubriacarsi! Per non esser gli schiavi martirizzati del Tempo, ubriacatevi; ubriacatevi senza smettere! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro."

Charles Baudelaire

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


21 marzo 2012


Ecco come si inizia

Troppe cose da fare e troppo poco tempo per farle. Le mie giornate sono corse contro il tempo con l'unico obbiettivo di andare a dormire. E' come se da quando mi alzo dal letto non facessi altro che correre lungo una pista saltando ed evitando ostacoli e alla fine di questa ci fosse il mio letto ad aspettarmi. vado a letto, spengo il cervello, pace, libertà. Non penso di poter reggere ancora per molto. Non ho scritto del fatto che mio padre, un mese e mezzo fa, è stato ricoverato e operato d'urgenza per un diverticolo che gli si è lacerato nello stomaco. Non ne ho scritto perché è stato uno degli episodi più difficili della mia vita e nonostante abbia condizionato e condizioni tutt'ora la mia quotidianità, ogni volta che provavo a raccontarne mi congelavo all’idea di rivivere tutto. Ora è a casa in convalescenza, si sta riprendendo ma ci vorrà del tempo. non va in ufficio e tutto è in sospeso da due mesi, tutto meno le cose che vanno fatte per forza in determinati tempi e che faccio io. Quando esco dall’ufficio vado là, poi corro a casa a tentare di dargli un ordine, preparo la cena, lavo i piatti. Poi a volte devo anche lavarmi, magari ritoccare lo smalto e attività simili dovute a darmi un aspetto sopportabile. Mr P. non arriva mai prima delle 21, quando siamo fortunati, e non fa nulla a parte lavare i piatti quando è il suo turno anche perché quando finiamo di mangiare siamo stanchi morti e io ho già fatto tutto prima. Sono rapita in un vortice che mi sembra stringersi ogni giorno. Ieri sono uscita dall'ufficio e sono andata nell'altro ufficio, poi sono andata dai miei a portare una borsa di roba da lavare e prenderne una da stirare, dato che come se non bastasse domenica si è rotta la lavatrice... quando sono arrivata a casa mia sapendo di dover ancora stirare una montagna, preparare la cena e lavare i piatti del giorno prima, e ho visto in che condizioni verteva la casa, ho sentito il vortice stringermi togliendomi il respiro. Il cuore mi è arrivato alle orecchie, ho avuto un lieve attacco di panico. In quel momento ho capito che non posso continuare ancora per molto così, evidentemente sto chiedendo troppo a me stessa. Del lavoro non mi lamento, mi piace che ci sia un casino dietro l'altro, mi piace correre da quando arrivo a quando me ne vado... ma poi una volta uscita di qui ho bisogno di un po’ di pace. di silenzio, di gesti compiuti con calma senza pensare a quel che devo fare dopo. Non riesco a vivere con questo ritmo, non mi basta tirare il fiato solo due giorni a settimana e a volte neanche quelli. Evidentemente non posso essere un’impiegata perfetta, una figlia perfetta, una casalinga perfetta, una compagna perfetta e una donna perfetta (per non parlare di amica, parente o zia.. non vedo i miei nipoti da settimane) nello stesso momento della mia vita. Peccato che accettare di non poter essere perfetta, qualsiasi sia il contesto, per me è una cosa del tutto impossibile che mi porta ad avere una sensazione di insoddisfazione cronica e chiedermi continuamente se sono io che sono sbagliata o nessuno ce la farebbe. Il tutto condito da una buona dose di sensi di colpa verso tutto e tutti quelli che sto trascurando. Da lunedì prossimo, dopo il cambio dell'ora, vorrei poter andare a correre se non tutti i giorni almeno uno si e uno no, ma se lo faccio non mi rimane nemmeno un giorno in cui posso guardarmi casa mia e andare a dormire alla sera ad un ora decente.
Mi sento in trappola, con dei pesi enormi sulla schiena che non sono in grado di portare, senza via d'uscita. L'omino del cervello è diventato una poppante dai capelli rossi, con trecce e lentiggini, che ripete con occhi umidi:ma cos'è? dove sono finita? dov'è la mia mamma? 
Mi sento in balia dei bisogni degli altri, dei comodi degli altri, di una casa che non si sa autogestire, di una vita che non mi ripaga di nemmeno il 50% di quello che io do.
A volte mi chiedo se mai volessimo un figlio, come e dove potrei inserire i suoi bisogni quando non ho tempo di soddisfare i miei. Ho la frangia talmente lunga che non ci vedo più e scuoto la testa ogni due minuti come un cane, non riesco a trovare un buco per andare dalla parrucchiera senza rubare del tempo al sabato che è l'unico giorno in cui il Mr è a casa. Per adesso come unica soluzione ho deciso di ricominciare a prendere lo xanas anche di giorno, giusto per evitare di diventare verde mentre sono in riunione con l’avvocato e discuto del contratto di un cliente. Per il resto non so davvero dove sbattere la testa, l’unica via d’uscita mi pare iniziare a tirare di coca in modo da sfruttare anche le ore in cui dormo.


8 febbraio 2011


Questa volta

posso dirlo con fermezza senza sensi di colpa della serie “c’èsemprechistapeggio”.
E’ stato un pessimo weekend. Venerdì hanno ricoverato mia nonna dopo dieci giorni di febbre alta ininterrotta e un presunto versamento pleurico che si è poi rivelato essere una polmonite ab ingestis . Avendo ormai due protesi nell’esofago mangiava solo per sfizo qualcosina ogni tanto, alimentata con le flebo, e qualcosa deve esserle finito nei polmoni. Sabato io e Mr P. siamo andati a trovarla, aveva la mascherina con l’ossigeno e ancora un po di febbre. abbiamo chiacchierato, spostava un po' la mascherina per risponderci. Domenica mattina alle sette e mezza hanno chiamato dall’ospedale dicendo che nella notte si era aggravata molto e di recarci subito lì. Alle nove eravamo tutti quanti in reparto… noi, i miei, mio ziol’orso, miacuginanevrotica con febbre timpano bucato e mal di gola, la sorella di mia nonna e la figlia. Il primario ha detto a miacuginanevrotica signorina, sua nonna sta morendo poco dopo aver detto a mio zio sua madre è in agonia, non supererà la giornata. Oggi è martedì e mia nonna è ancora lì, con la sua mascherina dell’ossigeno e la fastidiosissima badante rumena di giorno e quella barese di notte. Io personalmente, al primario, gli auguro un attacco di dissenteria acuta nell’unico giorno di riposo che ha della settimana e tutta un'altra serie di cose poco carine da scrivere nell’ora di pranzo. Lo so che i medici non sono essere sovrannaturali e non hanno la sfera di cristallo per prevedere il futuro ma penso che proprio per questo motivo dovrebbero astenersi dal fare certe previsioni a meno che non ne abbiano l’assoluta certezza. poteva limitarsi a dire che la situazione era molto grave e non sapeva se avrebbe superato la crisi o meno. Tralasciando questo… mia nonna è un pezzo di marmo. Pesa 33 kg appena e resiste, sia in senso fisico che psicologico. appena la crisi è passata ed è riuscita a parlare ha chiesto ai suoi figli se un fornitore aveva pagato. Sta rimanendo lucida salvo due o tre esplois preoccupanti di ieri in cui ha confidato a mio padre che la badante notturna voleva farla dormire in un pallone da calcio e chiesto a mia cuginanevrotica se oggi l’avremmo raggiunta in aereo. Non è ancora fuori pericolo e non sappiamo se la porteremo mai a casa. da una parte se fosse morta domenica mattina sarebbe stato un bene… un attimo e via, evitandosi così tutto il lento decorso del tumore che sicuramente a differenza di adesso le porterà dolore. La cosa che più mi spaventava domenica era il pensiero che lei, dietro quegli occhi sgranati pieni di paura e quel respiro affannato e sconnesso, capiva perfettamente cosa le stava succedendo. ha voluto un foglio di carta e una penna e ci ha scritto "cosa ci fate tutti qui" e quando le abbiamo risposto che era domenica, ci ha scritto “non sono fessa, cosa ha detto il medico?". Desideravo che si addormentasse per non svegliarsi più, che entrasse in coma, o che morisse subito, immediatamente, mentre le tenevo la mano e le sorridevo. Mi chiedevo cosa si puo provare a sapere che è arrivato il momento, che non puoi più far niente, che hai finito, che il tuo tempo è finito. cosa puo provare una persona che è sempre stata autonoma e indipendente a dover portare il pannolone e doversi far cambiare e lavare da estranei. mi ha confortato pensare che lei è credente e che forse questo la stava aiutando… per una volta quest’ignoranza non mi ha dato fastidio ma conforto. Io l’ho salutata domenica… con un bacio sulla guancia e una carezza sulla testa, l’ho guardata un attimo negli occhi e l’ho salutata.

Io e mia nonna non siamo mai state amiche, non abbiamo mai avuto un rapporto di nessun tipo. Quando ero piccola, di lei ricordo solo le lunghe unghie laccate di rosso e la perenne sigretta tra le dita che poi lasciava a fumare abbandonata qua e là in giro per casa. ricordo che le rare volte in cui i miei genitori mi hanno lasciato da lei, ne era molto amareggiata e visibilmente tesa mi chiedeva cosa volevo fare per poi lasciarmi lì a giocare, guardandomi di tanto in tanto da lontano sbuffando e chiamando mio padre per sapere quando sarebbero tornati. Mi pelava e tagliava la pesca a cubetti e me la metteva in un piatto con tanto zucchero da mangiare con la forchetta, ed eravamo d’accordo di non dire niente della clandestina merenda ai miei genitori che ritenevano ci fosse già abbastanza zucchero nella pesca e che ad aggiungerne mi sarebbero venute le carie. Amavo giocare nel suo salotto perché era un luogo che con la fantasia riuscivo a trasformare in qualsiasi cosa. Il mio preferito era il ristorante, grazie al lungo tavolo da pranzo al centro e le varie composizioni di frutta finta con cui cimentarmi, insieme ai servizi da the e le posate d’argento, ci passavo anche interi pomeriggi. Una volta le rubai un collier d’oro di cui solo ora capisco il valore, rimase per mesi nascosto in camera mia finchè mia madre lo trovò e adesso comprendo perchè tanta rabbia per una stupida collana gialla neanche troppo bella. Avevo sedici anni quando un pomeriggio arrivò a casa dei miei con il piede di guerra mentre loro litigavano burrascosamente e quando andai ad aprirle la porta mi disse che era colpa mia se loro non andavano d’accordo e che io sarei stata contenta se i miei genitori si fossero separati e questo non doveva succedere perché mio padre aveva bisogno di mia madre. La spinsi giù dal grandino a piene mani e chiusi la porta ignorando le sue urla. Da quel giorno l’ho vista di sfuggita due o tre volte al mese quando passavo in azienda a salutare mio padre e i nostri rapporti si sono limitati alla consegna da parte sua della busta di natale e compleanno e a parole di circostanza di tanto in tanto. Ho iniziato a considerarla ad ottobre, quando l’hanno ricoverata e le hanno diagnosticato il tumore… e questa è una cosa insolita per me che in passato mi sono coperta di rimorsi pur di non tornare su miei passi o risultare incoerente. è come se improvvisamente mi fossi resa conto che in reltà questa donna a me personalmente non aveva fatto mai niente di male e che in qualche modo avrebbe avuto sicuramente qualcosa da offrirmi, da lasciarmi, pur avendo i suoi difetti. mi stavo per perdere una grande possibilità. Così sono andata a trovarla quando era ricoverata all’ospedale e quando è tornata a casa. le ho comprato la sciarpa come la mia che le piaceva tanto, le ho fatto il cremcaramel che la badante rumena non riusciva a fare all’italiana, le ho fatto un mousse di prosciutto ricotta e olive trovata sul libro della Parodi quando poteva mangiare solo cose liquide e sabato scorso le ho comprato le coppettine di alluminio che non trovava al supermercato. Questo è tutto quello che ho fatto per lei, principalmente cucinato e parlato di stronzate, ma ho fatto del mio meglio. cercando di superare l'imbarazzo del non sapere cosa dire, di avere davanti una persona che in realtà non conosco, di potermi trovare di fronte una porta chiusa, di deludere le aspettative di mia madre che desiderava che io non me la cagassi nemmeno di striscio. Questa volta si, so che ho fatto del mio meglio e forse è la prima volta. Ed ora sono pronta, sono pronta a lasciarla andare con serenità. Perchè ha ottant'anni e non ha mai avuto nemmeno un raffreddore, ha vissuto la sua vita e l'ha vissuta come voleva e non come poteva, come la maggior parte dei suoi coetanei. perchè adesso è il momento, adesso puo andarsene con la dignità con cui dovremmo andarcene tutti e ogni minuto in più non è che un dolore inutile per lei e per noi. io mi auguro che accada al più presto, in fretta. E l'unico che non se lo augura probabilmente è mio nonno. non siamo ancora riusciti a capire se lui comprende o meno la gravità della situazione... continua a cantare canzonette ma poi a volte piange e dice se le accadesse qualcosa non so come potrei reagire. I figli, mio padre e mio ziol'orso, hanno deciso di non portarlo in ospedale perchè credono che non sopporterebbe vederla in queste condizioni, lui acconsente dicendo che è meglio che stia a casa a lavorare (...) e anche lei dice loro di non portarlo perchè non vuole che la veda così. io, se fosse mio padre lo porterei eccome... non sono d'accordo con questa decisione, credo che dopo sessant'anni di matrimonio sia un suo diritto poterle stare accanto fino all'ultimo momento.

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