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NelMioMondoDiZuccheroFilato [ ...una vita a pois! ]
 


 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 Noi 

 Lui, Mr P., il più bel regalo che la vita potesse farmi

Daisypath Vacation tickersDaisypath Anniversary tickers

 

Ogni essere umano è stato gettato nella vita alla ricerca di un altro essere di un solo essere che gli sia in ogni senso rispondente, a tal punto che l'uno senza l'altro appaia come il prodotto della dissociazione di un unico blocco di luce...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Osservate sempre, in tutto quello che fate, con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell'uomo più passione che ragione perchè fosse tutto meno triste, difficile, amaro. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più allegri e seminatori d'amore, godrebbero felici di un'eterna giovinezza.

 


 

 

Il viaggio come metafora della vita è una delle immagini più frequenti in tutte le letterature, è un concetto trattato molto spesso dagli scrittori di ogni epoca. Esiste un'opera nella letteratura di tutti tempi che riassume, forse integralmente, i significati concreti e simbolici legati al tema del viaggio: l'Odissea di Omero. Analizzando attentamente la vicenda di Ulisse, si nota che il viaggio non può consistere solo nell'approdo al porto finale, ma piuttosto nel superamento di mille pericoli, ostacoli e prove. Esso è lo stimolo naturale alla ricerca del nuovo, la sfida al confronto, l'abilità di relazionarsi con chi è diverso da noi, la capacità di adattamento a situazioni imprevedibili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bisogna esser sempre ubriachi. Tutto sta in questo: è l'unico problema.Per non sentire l'orribile fardello del Tempo che rompe le vostre spalle e vi inclina verso la terra, bisogna che vi ubriachiate senza tregua. Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro, ma ubriacatevi. E se qualche volta, sui gradini d'un palazzo, sull'erba verde d'un fossato, nella mesta solitudine della vostra camera vi risvegliate con l'ubriachezza già diminuita o scomparsa, domandate al vento, all'onda, alla stella, all'uccello, all'orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, domandate che ora è; e il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio, vi risponderanno: "È l'ora di ubriacarsi! Per non esser gli schiavi martirizzati del Tempo, ubriacatevi; ubriacatevi senza smettere! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro."

Charles Baudelaire

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


27 febbraio 2012


Sto per mangiarmi la mosca che mi gira attorno dalle nove. quante calorie avrà?

Oggi quello che mi ci vorrebbe - a parte un letto a disposizione con Matt Bomer dentro, che non fa mai male - sarebbe prendere a calci sui denti qualcuno. E non chiunque, ovviamente. avrei una lista pronta a disposizione. Miacuginanevrotica, per esempio, anche se mi dispiacerebbe per il bimbo che porta in grembo (che tanto verrà su stronzo come lei), la vicina d'ufficio, Missmenagerdistacippadi..., la cui voce se la gioca con il fastidio provocato dalla suddetta mosca o, ovviamente Mr.P., mio onnipresente bersaglio. Di solito, quando non lo odio ma lo detesto solo, gli dedico amorevoli pensieri tipo... spero che piova un quarto d'ora dopo che hai lavato la macchina, che ti cada per terra l'ultimo pezzo di torta che ti eri tenuto da parte, che ti si spezzi a metà l'ultima sigaretta nel pacchetto, che la tua parte di letto sia piena di appuntite briciole di crecker, che i jeans che volevi mettere oggi non siano asciugati. Oggi invece sono più propensa verso: spero di vederti contorcere sul pavimento in preda alla maledizione AvadaKedavra. Ieri in uno dei suoi esplois più gentili mi ha detto che io "trovo il tempo per il mio blog" (non perché sostenga che io non lo trovi per lui eh, vorrebbe dire che si è accorto di qualcosa. l'ha affermato a sua difesa, perché poverino lui tempo non ne ha). devo aver lasciato aperta una pagina sul pc di casa e deve aver recepito così l'informazione, sono pronta a scommettermi un nipote che non ha letto una sola parola. nel suo ritmo di vita di manegerdistocavolo non c'è spazio per me, figurati per letture di miei scritti.
Il nostro rapporto sterile e quasi platonico mi ha reso ancora più acida e cinica di com'ero prima di conoscerlo, con il terribile effetto collaterale dell'ipersensibilità a qualsiasi forma di romanticismo. invidio qualsiasi forma d'amore mi passi davanti, persino vedere due cimici vicine che sembrano farsi il piedino con la zampina. Oggi, a differenza di ieri, non riesco davvero a pensare che un giorno tutto questo possa cambiare. Ma oggi sono arrabbiata, mi bruciano gli occhi e ho il fanculo facile da lunedì mattina post-weekend di merda. Domani è un altro giorno. e probabilmente sarò ancora più incazzata. Non c'è speranza che muti qualcosa nell'arco delle prossime ventiquattro ore perché in settimana, lo stronzo a cui lavo le mutande, è totalmente assente. Arriva trafelato come se avesse lottato con un drago nell'androne del condominio e evitato un branco di zombie sulle scale. vegeta e mangia, se apre bocca è per blaterare qualcosa del suo io, ioioioio, ...ho visto questo, ho fatto l'altro, io sono il migliore, io son figo, son tutto io... e altri balablabla. dopodiché si rinchiude al cesso a fare non si sa cosa, per uscirci con un occhio chiuso e dichiarare che ha sonno (machenovità). Fino al mese scorso c'era poi il weekend, due giornate in cui a tratti rinsaviva e mi ricorda la sua presenza nella mia vita, se pur non sempre in modo felice, ora invece lavora anche almeno un giorno dei due, e a volte tutti e due e quindi il poco tempo rimanente che c'è, lo passa in convalescenza… e/o a blaterare ioioioio o vedere una partita, o leggendo cagate sull'i-pad, che sennò quando lo fa?eccerto. Ora che abbiamo la tipa che una volta a settimana ci fa le pulizie, non posso nemmeno più schiavizzarlo in quel senso. Se penso a quando stasera entrerà in casa vestito da pirla con la sua borsetta a tracolla e dalla sua bocca inizieranno ad uscire tutti i vari inutili blablabla senza menzione alcuna al fatto che qui da un anno e mezzo non si parla, non si scopa, non si vive... ho voglia di andare a raccattare quattro stracci e partire senza metà il più possibile lontano dal suo ingombrante ego. ma come ho fatto io ad innamorarmi di un simile pirla? Lo dice pure l'oroscopo che cancro e bilancia non hanno alcuna affinità. E' la maledizione di Fox questa, per non averlo mai ascoltato.
Forse se la nostra casa fosse in affitto e non fosse mia, se non abitassimo a 200 metri dai miei, se non avessi una vicina spiona e non amassi perdutamente la mia casa e la simbiosi che ho con essa, me ne sarei già andata. dove però? mi manca pure la classica amica/amico che nei film non manca mai. quello single che vive da solo e ha sempre il divano da offrirti per ogni evenienza. Di sbattere via lui non se ne parla... perdo un casino di tempo, è doloroso e non serve un cazzo, la sua peggiore preoccupazione sarebbe come portarsi via tutti i suoi foglietti di managerdistocavolo e rimanderebbe ogni discussione a conclusione della campagna vendite, come se io fossi una mail che puoi lasciare li finché non hai tempo di rispondere. E poi stasera c'è Grey's anatomy e PanAm, non voglio alcun tipo di disturbo. Cos'ha fatto nel weekend di così terribile? niente! lui non fa mai niente, lui vive una vita parallela in cui io rappresento la barra in alto a destra "cibo, salute, sonno, vestiti puliti" e quando arriva da me è arrivato a destinazione e non deve far altro che svaccarsi sul divano. Se almeno la barra fosse rossa ogni tanto, mi toglierei qualche soddisfazione.

Ma è che oggi sono arrabbiata eh, poi mi passa.


4 marzo 2011


Paranoie e cagarelle

Ci sono tantissime cose di cui vorrei scrivere. Non scrivo da appena una settimana e mi sento come se dovessi esplodere da un momento all’altro. per me scrivere di qualcosa equivale a liberarmene e questo fa si che negli anni abbia sviluppato una sorta di dipendenza alla quale però spesso, non cedo volontariamente. Ho una componente masochista di cui mi sfugge il senso. C’è da dire però, a mio favore, che anche il karma è avverso: quando scriverei ho gente intorno o la connessione debole o il cannocchio che non funziona, quando ci sono tutte le condizioni ideali la musa ispiratrice mi abbandona. Il tutto casca a pennello con i pensieri in cui navigo ultimamente, quali il tempo in relazione alla vita, alla morte, ai rapporti umani.
Ci sono un milione di cose che vorrei fare, altrettante che dovrei fare. E non le faccio. Da mesi, da anni. Un meccanismo ambiguo nel mio cervello non accetta l’idea di non avere il tempo, forse perché razionalmente sa che se volesse potrebbe trovarlo, e quindi mi porta ad assecondarmi rimandando ogni cosa a dopo ”….” ovvero momenti falsamente catartici in cui tutto cambierà. Quando stavo con il Topo ho passato anni a dirmi che certe cose le avrei fatte il giorno in cui mi sarei decisa ad interrompere quella relazione che sapevo non essere quella della mia vita. Poi quando l’ho finalmente fatto ho rimandato tutto al dopo perché in quel momento dovevo trovare un equilibrio. Da quando io e Mr P. abbiamo deciso di andare a convivere ho bloccato ogni altra cosa dicendomi che dovevo dedicare ogni energia a quello, quando siamo finalmente entrati in casa dovevo recuperare una routine prima di iniziare a fare altro… e adesso? Adesso non riesco ad inventarmi una valida scusa, ed è un bel casino. Non posso non sentirmi in colpa, non ho giustificazione alcuna, e invece di utilizzarlo come incentivo ad alzare il chiulo, me ne struggio e lo uso come pretesto per autoflagellarmi interiormente. Che poi non sto mica parlando di avere un figlio, fare una plastica al seno,cambiare sesso, avviare un’attività.. sono cose tipo comprare il pennarello di vernice per fare quei ritocchini alle finestre, andare a trovare quell’amica di Milano (che magari nel frattempo è morta o si è trasferita nello Zimbabwe) iniziare a praticare uno sport con regolarità, leggere i milioni di libri accatastati nello scatolone, imparare a fare il ragù, andare più spesso a trovare mia nonna e mia nipote, provare a scrivere qualcosa che non siano solo sempre questi smadonnamenti, ecc... Sono sempre stata così, e l’ho sempre visto come un mio difetto, niente di più. Ma adesso, in questi giorni di cordoglio e riflessione, in cui mi sembra di aver scoperto l’acqua calda (che la gente nasce e poi muore o si ammala o soffre o sbaglia), non vedo più questa faccenda come un semplice difetto caratteriale ma bensì come un enorme negligenza di cui mi pentirò amaramente. In base alle banali considerazioni sull’argomento, a cui però fin’ora io non avevo mai realmente pensato, …che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, la vita è imprevedibile, oggi ci sei e domani chi lo sa, ecc. …, vorrei riuscire ad avere almeno la sensazione di non sprecare mai nemmeno un attimo del mio tempo. Penso che mi farebbe stare decisamente meglio. Non avere niente in sospeso, niente di trascinato, nei limiti delle possibilità umane ovviamente. Che poi razionalmente la cosa non ha molto senso, non per me che non credo esista attivata spirituale, celebrale o quelchepreferite dopo la morte, nel trapasso in pace dell’anima e compagnia bella. è puramente una questione di paranoie, me ne rendo conto. sono consapevole di avere tendenze maniacali, cerco la perfezione in tutto e quando non la trovo, praticamente mai, rimango con un senso di insoddisfazione perenne. Ora mi sono fissata su questa cosa e voglio fare tutto quello che posso per sistemarla perché credo che basterebbe per riavere indietro almeno il sessanta per cento della mia stabilità mentale. E mi è difficile non solo per le condizioni psichiche in cui verso ultimamente ma anche per quelle fisiche, e la cosa ha del ridicolo. Mi sembra di non dormire, mai. Anche se dormo come un ghiro di un sonno pesantissimo che non mi apparteneva fino a pochi mesi fa, continuo a svegliarmi ripetutamente e quando mi devo alzare al mattino mi sembra di dormire da un quarto d’ora. Sia che vada a dormire alle dieci, sia che ci vada alle due, mi sveglio con un emicrania pazzesca, la sensazione di essere bollente, gli occhi doloranti e il male alle ossa. Durante la giornata il tutto peggiora e alterna aggiunte e varianti. quando arrivo a casa alle diciotto e trenta e tolgo le lenti a contatto guadagno qualche ora di autonomia in più, cucino, faccio tutto quel che devo fare, dopo cena lavo i piatti e quando poso la spugna ho solo più l’energia di buttarmi nel letto. Questo non mi permette di passare del tempo con il coinquilino, di dedicare un po’ più del misero quarto d’ora del mattino al mio aspetto, figuriamoci di dedicarmi a chissà che altro. Quando devo lavarmi i capelli per esempio, deve lavare i piatti Mr P., altrimenti non ce la fo’, collasso, soccombo. Fin’ora non me ne sono preoccupata più di tanto pensando che fossero tutti sintomi psicosomatici legati allo stato d’ansia e angoscia di questo periodo, come mi è già successo in passato, ma ora mi sto rendendo conto che tutto questo non va di pari passo con il mio stato d’animo e sto valutando di rivolgermi ad un neurologo per ciò che riguarda il sonno, e fare degli esami del sangue. Anche se francamente mi cago sotto e preferirei non sapere.
Voglio darmi una mossa. Inizierò da lunedì procurandomi un altro tipo di gocce omeopatiche dato che il mio organismo deve essersi abituato a quelle che ho preso fin ora. Dopodiché voglio organizzarmi e trovare il tempo per fare tutte quelle cose che mi procurano questo senso di colpa e inadeguatezza.

Lo scorso weekend la pirlaggine del coinquilino ha sfiorato livelli mai raggiunto e ha fatto così saltare sia la vendita della macchina e di conseguenza l’acquisto di quella nuova, sia il nostro agognato weekend. Partiamo questa sera, salvo tsunami, crisi d’identità, morti improvvise e sospette, e attacchi di cagarella.


20 gennaio 2011


Fottutissimi

Sono incazzata come una bestia. ho voglia di piangere o in alternativa di pestare a sangue qualcuno. Poco fa Madame mi ha comunicato che domani io e la mia collega C., ovvero le merde della baracca (il motivo non è dato sapersi) dovremmo gentilmente pulire tutto il mio piano, due bagni compresi. perchè lunedì arriverà il sig.rottoinc... e quindi dovrà essere tutto perfetto. Non è la prima volta ma è sicuramente l'ultima. Mi sento una nullità, una merda, una pedina nelle loro zozze mani. costretta ad ubbidire ed umiliarmi per soldi, per soldi santiddio, per miserrimi ottocento euro cagati. nessun rispetto, nessuna gratitudine, tutto è scontato e dovuto. Mi sento una fallita, una povera scema e anche quando arrivo a casa la sensazione non passa, quando Mr P. mi chiede di "passargli l'acqua" gli metterei le mani addosso. mi sento una fallita, una schiava, una serva, una merda la cui vita dipende da da due bavosi montati.

soldi.

fottutissimi soldi.


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permalink | inviato da -Micol- il 20/1/2011 alle 17:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


29 settembre 2010


Perchè a noi piace crearci un problema al giorno- Vi presento Saetta Mc Queen

Non ho mai scritto di questo argomento perché sinceramente la cosa non mi ha mai toccato davvero fin ora, né in positivo né in negativo. Grazie all’esperienza con la famiglia del Topo (un suocero che ha cercato di portarmi a letto. una suocera ignorante che non faceva che piangersi addosso, viveva senza le principali abitudini igieniche e pretendeva che noi passassimo le serate nel suo letto con lei in mezzo a guardare un posto al sole. una cognata con gli ormoni costantemente in subbuglio che mi salutava solo tre giorni al mese. una zia più che adulta che scorreggiava durante le cene per poi mettersi a ridere. una cugina isterica e sucube di tutto questo, e via dicendo…) ho sviluppato negli anni uno scudo antisuoceriefamiglia che mi ha permesso di ignorare totalmente che anche il mio uomo avesse dei parenti, che da qualche parte fosse uscito e non l’avessi trovato nell’ovetto kinder un pomeriggio d’inverno.
Quando l’ho conosciuto Mr P. era un individuo perennemente incazzato con il mondo, con la vita, con se stesso, ma soprattutto con suo padre. Riceveva telefonate ad ogni ora, anche di notte e nei momenti più inopportuni, insultava qualcuno dall’altra parte della cornetta e spegneva il telefono. Essendo certa che fosse un pò grandino per avere il coprifuoco, spesso non capivo certi avvenimenti e quando iniziammo a conoscerci mi raccontò che suo padre, un uomo decisamente vecchio per avere quattro figli di cui il più grande ha 40 anni e la più piccola 13, aveva lasciato tanti debiti nella sua vita quanto bastava perché lui dovesse all’età di 22 anni, sospendere gli studi e lavorare come sorvegliante di notte e commesso in una videoteca di giorno per portare da mangiare ai suoi fratelli e pagare le bollette, almeno quelle attuali perché non dovessero vivere con le candele, insomma. e che nonostante questo si sentisse ancora in diritto di rimproverargli futilità del tipo che dormisse la domenica mattina piuttosto che pranzare con loro o che rientrasse troppo tardi la sera. Ho odiato quell’uomo in maniera smisurata molto prima di incontrare la prima volta il suo sguardo viscido e presuntuoso, ne ho odiato soprattutto la voce che sentivo dal lato passeggero quando gli telefonava ed eravamo in macchina. Una voce che ancora adesso a immaginarla mi fa accapponare la pelle, di quelle che ti rimbombano nei timpani e istantaneamente vomiteresti l’anima. Ma nonostante questo ci ho provato. Una sera, mi sono vestita sobria, poco truccata, sono entrata in casa loro con un’umiltà trovata poco prima dietro l’angolo, con il desiderio di piacergli, davvero, nonostante sapessi già che loro a me non sarebbero piaciuti. ho conosciuto mia cognata, che per avere 13 anni era ancora una bambina, dipendente in maniera morbosa dalla madre da cui tuttora non si stacca mai se non per andare al cesso. mio cognato, l’uomo più silenzioso e introverso che abbia incontrato, ormai abbastanza grande da comprendere la situazione ma così furbo da preservarsi egoisticamente la sua vita e usare la casa come un albergo dove si mangia e si dorme e non si conosce nessuno. l’altro mio cognato, 38 anni, precedenti penali, fallito fino al midollo, uno che si è rovinato la vita con le sue mani distruggendo famiglia e lavoro per la cocaina. la nonna, una donna di 70 anni suonati con lo spirito di una ragazzina, che deve aver sofferto molto nella sua vita ma sa ancora godersela e che se non fosse per i disastri della figlia che la obbligano a continuare a lavorare invece di godersi la pensione, per poterla portare al carrefour ogni sabato e pagarle la spesa di una settimana per cinque persone, sarebbe tutto sommato felice. E infine i miei suoceri. Una donna infelice che fatica, fatica, fatica… che ha faticato così tanto nella sua vita che ora non pulisce più la casa, cucina giusto perché ama farlo e passa dal letto al divano incurante che sua madre non sia eterna e che presto si ritroverà senza i soldi per comprare ciò che ama cucinare. Che non parla più, sorride appena (o almeno questo fino a poco tempo fa) che non ha più visibilmente voglia di lottare e forse attende solo il gran giorno in cui sarà finalmente vedova. E un uomo allegro, apparentemente felice, che ama il calcio più di ogni altra cosa, che quando mangia fa un rumore disumano, che usa le parole con una abilità straordinaria che intorterebbe chiunque. Un truffatore. Un meschino bastardo che fa finta, a volte, di lavorare, che fa andare in giro la figlia adolescente conciata come una barbona ma non dimentica mai di pagare il canone sky per seguire il campionato. E ad ogni cena, quelle cinque o sei, sono stata cortese, gentile, silenziosa… imitando mia suocera facevo al massimo un risolino ogni tanto. Ho aiutato a sparecchiare la tavola, ho portato il dolce, ho regalato un grosso cesto di cazzate natalizie alla vigilia, ho fatto gli auguri ai compleanni. Ho fatto il massimo che una persona a cui non frega nulla di piacere può fare per piacere. E poi un bel giorno, esattamente il giorno prima del giorno in cui saremmo andati all’ikea a staccare l’assegno per i nostri mobili, pochi giorni dopo essere andati in banca a versare sul suo conto i miei risparmi insieme ai suoi risparmi, insieme alle quote vendute, insieme al regalo della nonna, insieme al regalo dei miei, ecc… , mentre ricontrollavo scrupolosamente l’elenco stampato dal sito dell’ikea, Mr P. mi ha annunciato telefonicamente che il conto in banca era stato bloccato fino a data da destinarsi perché suo padre doveva diecimila euro al proprietario di una casa che avevano affittato anni prima, quando Mr P. aveva appena 18 anni e il bastardo aveva furbamente intestato a lui il contratto d’affitto. E in tutti questi anni non aveva detto mai detto niente a nessuno, non lo sapeva nemmeno mia suocera, che si è scusata e detta stupita e incredula con il figlio. Eiononcicredonemmenoselovedo. Dopo questo felice episodio, risolto poi sempre grazie all’intervento divino della povera nonna-pozzo, io, non assecondata da Mr P. nelle richieste di mettergli una bomba sotto la macchina, dargli fuoco alla casa, vendere i suoi organi al mercato nero, buttarlo nel Po legato come un salame o semplicemente denunciarlo, ho ovviamente optato per decidere di non incontrarli mai più nemmeno per sbaglio. E serbando non poco rancore mi sono raccomandata che mai nessuno dicesse al nano bastardo dove abitavamo e sono riuscita ad ottenere una scrittura privata dal notaio dove lui si assumeva le responsabilità di qualsiasi procedura legale relativa agli anni precedenti il 2011, venisse mossa al figlio in futuro. Da quel momento non li abbiamo mai più visti ne sentiti, salvo qualche telefonata della santavergine (che matematicamente voleva qualcosa del tipo: si è rotto il pc di tua sorella, piange. Puoi mica darle un pò il tuo? O prestarmi i soldi per compragliene uno nuovo?!) fino a quel maledetto giorno in cui bevevamo quel caffè freddo e la pleura di Mr P. si è stufata di aderire all’amico polmone. Siamo arrivati al pronto soccorso alle 17.00. dalle 18.30 circa in poi, io ho consigliato, se pur ringhiando, all’uomo dal polmone bucato di avvertire i suoi genitori di dove si trovava... così, giusto a livello informativo. Cosa che gli ho ripetuto fino alle 23.00 quando finalmente il Dott X ci ha comunicato che lo avrebbero operato. I miei genitori, avvertiti alla stessa ora, sono arrivati alle 23.15, i suoi a mezzanotte e mezza. Appena arrivata la santavergine è parsa scossa e addolorata e una delle prime domande che ha fatto è stata “perché non mi hai chiamato prima?”. Io nel frattempo sono andata con i miei a posare la macchina di Mr P. in garage, prendere la mia, e prendergli l’occorrente per il ricovero … Quando sono tornata stavano per operarlo e mentre lo preparavano il chirurgo che avrebbe effettuato l’intervento si è avvicinato chiedendo chi fossero i parenti di Mr P. La santa vergine è saltata su squittendo: sonolamammasonolamamma. Non avevo mai sentito la sua voce uscire con tanta sicurezza e un tono così alto, pensavo di aver avuto un allucinazione. nel frattempo il dottore le stava già dicendo qualcosa a bassa voce , così sono rimasta a guardare pensando che una volta finito lei mi avrebbe riferito tutto e invece terminata la conversazione il dottore è entrato in sala e la santavergine è andata a fumarsi la sigaretta incurante dello sguardo interrogativo mio e di mia madre. Io iniziavo a prender colore, un verdeacetone per esser precisi. A metà intervento si sono fermati per fargli una lastra e un infermiere è venuto a dirci che potevamo vederlo un attimo a patto che entrassimo uno per volta. così io, felice, mi sono alzata in piedi e ho iniziato a camminare verso la porta.. quando in un nanosecondo SaettaMcQueen mi è sfrecciata davanti entrando nella stanza prima di me. dopo pochi minuti l’hanno cacciata per terminare l’intervento, mi ha trovato davanti alla porta a guardarla negli occhi. e sapete che ha fatto? mi ha sorriso. un grosso sorriso. Avrei voluto mollarle un cazzotto ma mia madre prontamente al mio fianco mi passava influenze positive e pacifiste transdermicamente. A questo punto ero verderospo. Da quel momento sono rimasta in piedi attaccata alla porta in modo da poter entrare ogni volta che me lo permettevano e non correre il rischio che saetta mi precedesse. Quando Mr P. era ormai armato di tubo e macchinetta gli ho subito comunicato l’accaduto, cosa che avrei tranquillamente potuto rimandare ma è stato più forte di me. in quel momento non mi importava affatto che lui avesse appena subito un intervento, probabilmente non me ne sarei stata zitta nemmeno di fronte ad un doppio by-pass cardiaco. Ma la santavergine lì doveva ancora dare il meglio di sè. Il chirurgo si è nuovamente mosso verso di noi chiedendo con chi poteva parlare di Mr P., io e lei ci siamo alzate in contemporanea e il medico, forse cogliendo il mio sguardo assassino, ci ha fatto segno di entrare nel suo ufficio entrambe… così abbiamo iniziato a seguirlo. ma quando un metro ci separava dalla porta SaettaMcQueen, non contenta, mi ha sorpassato e scansato per essere immediatamente dietro al dottore e chiudermi la porta in faccia. con lo stesso sorriso di prima. Ora ero verdecimiceanziana. A questo punto io potevo scegliere tra: riaprire la porta, prenderla dal sudicio colletto della sua camicia e darle una testata, o aspettarla e farlo fuori. Ho optato per la seconda più che altro perché è stato tutto così veloce da non farmi connettere per i primi dieci secondi. quando sono poi uscita dalla sala operatoria dove nel frattempo mi avevano fatto entrare, ho solo avuto il tempo di vedere mia madre che la salutava e la sagoma di lei e il marito che se ne andavano. senza nemmeno salutare Mr P. che aveva finito e stava per essere portato in camera. Mia madre mi ha poi raccontato che se ne stava andando senza salutarla e senza dirgli nulla e che lei l’ha agguantata pretendendo di sapere cosa le aveva detto il medico. Nei giorni seguenti l’ho incrociata tre volte durante le sue visite a Mr P. che sono state tre nei primi tre giorni e poi basta, durate dai 10 ai 15 minuti per volta, e durante le quali io andavo a prendermi un caffè. Mi ha salutato soltanto una volta, la seconda, e io non ho ricambiato ovviamente. il terzo giorno Mr P. le ha chiesto se potesse venire al mattino a trovarlo in modo che io dopo tre notti a dormire su una sedia, più per compagnia che per un bisogno reale, potessi starmene a casa qualche ora e lui avesse qualcuno che lo portava a fare la lastra mattutina e gli teneva compagnia. lei ha acconsentito e poi ha mandato la figlia di 13 anni con il pulman. Quando Mr P. le ha chiesto spiegazioni del comportamento che aveva avuto con me la sua riposta era stata di totale stupore… ha fatto lo gnorri dicendo che non si era resa conto di aver sbagliato qualcosa ma che se così fosse stato non era assolutamente intenzionale e sicuramente dovuto al fatto che era agitata e non ragionava. Cieeerto. Al termine del soggiorno in ospedale è poi iniziato un lungo graditissimo periodo di silenzio interrotto solo una decina di giorni fa da mia cognata che con tono infantile ed ingenuo ha chiesto a Mr P. se io fossi ancora tanto arrabbiata con “la mamma” spiegando che la mamma era molto dispiaciuta di questa situazione e che si era comportata in quel modo perché offesa di essere stata chiamata solo in tarda sera e non prima, riconoscendo me come responsabile di questa decisione. Quale motivo io avrei avuto per impedire a Mr P. di avvertirla prima, non è dato sapere. ciò dimostra palesemente che il suo pregiudizio nei miei confronti è precedente e ingiustificato. Questo discorso, dato il periodo, era poi terminato in urla e schiamazzi alchè non abbiamo poi più cautamente toccato il discorso. Ieri sera, stufa di vederlo sparire nell’altra stanza a parlare sottovoce ogni volta che i genitori gli telefonano, gli ho chiesto con calma e serenità che cosa avesse da nascondere se non voleva parlare con loro in mia presenza. La sua risposta è stata che se voglio che il nostro rapporto sia totalmente trasparente anche riguardo a questo argomento dovrò prima dimostrargli che lui può parlarmene tranquillamente senza che il tutto sfoci in lite, che può parlare al telefono con loro senza che io inizi ad urlare insulti come una matta e di saper prendere la questione con razionalità, nonostante riconosca che io sia la parte lesa. E notare che tempo fa mi aveva detto che era pentito di aver preso la cosa con tanta leggerezza, che se potesse tornare indietro metterebbe tutti al loro posto fin da subito e seguirebbe i miei consigli, che non sarebbe mai più successo e che avrebbe comunque rimediato dove poteva. Io penso di avere il diritto di essere incazzata nera e che sia ragionevole che io sia rimasta delusa del suo completo menefreghismo della serie “vedetevela voi”, nonostante comprenda che non era il momento giusto per chiedergli di intervenire. Ma credo che adesso sia il minimo pretendere sincerità, e certezza di potermi fidare della persona che ho accanto perché so di essere stata fin troppo calma e comprensiva, almeno secondo quelle che sono le mie abitudini.

Sono un tantino indignata. 

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