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NelMioMondoDiZuccheroFilato [ ...una vita a pois! ]
 


 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 Noi 

 Lui, Mr P., il più bel regalo che la vita potesse farmi

Daisypath Vacation tickersDaisypath Anniversary tickers

 

Ogni essere umano è stato gettato nella vita alla ricerca di un altro essere di un solo essere che gli sia in ogni senso rispondente, a tal punto che l'uno senza l'altro appaia come il prodotto della dissociazione di un unico blocco di luce...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Osservate sempre, in tutto quello che fate, con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell'uomo più passione che ragione perchè fosse tutto meno triste, difficile, amaro. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più allegri e seminatori d'amore, godrebbero felici di un'eterna giovinezza.

 


 

 

Il viaggio come metafora della vita è una delle immagini più frequenti in tutte le letterature, è un concetto trattato molto spesso dagli scrittori di ogni epoca. Esiste un'opera nella letteratura di tutti tempi che riassume, forse integralmente, i significati concreti e simbolici legati al tema del viaggio: l'Odissea di Omero. Analizzando attentamente la vicenda di Ulisse, si nota che il viaggio non può consistere solo nell'approdo al porto finale, ma piuttosto nel superamento di mille pericoli, ostacoli e prove. Esso è lo stimolo naturale alla ricerca del nuovo, la sfida al confronto, l'abilità di relazionarsi con chi è diverso da noi, la capacità di adattamento a situazioni imprevedibili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bisogna esser sempre ubriachi. Tutto sta in questo: è l'unico problema.Per non sentire l'orribile fardello del Tempo che rompe le vostre spalle e vi inclina verso la terra, bisogna che vi ubriachiate senza tregua. Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro, ma ubriacatevi. E se qualche volta, sui gradini d'un palazzo, sull'erba verde d'un fossato, nella mesta solitudine della vostra camera vi risvegliate con l'ubriachezza già diminuita o scomparsa, domandate al vento, all'onda, alla stella, all'uccello, all'orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, domandate che ora è; e il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio, vi risponderanno: "È l'ora di ubriacarsi! Per non esser gli schiavi martirizzati del Tempo, ubriacatevi; ubriacatevi senza smettere! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro."

Charles Baudelaire

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


1 marzo 2012


Il MIO lavoro

Ancora non mi sembra vero di essere qui. Sessanta giorni fa questo sembrava un miraggio... avere un lavoro, riavere un posto nel mondo, una stabilità economica... desideri irrealizzabili, fatti lontani e irripetibili. Sono stata davvero convinta che non sarei mai più tornata qui dentro, che la cassa integrazione sarebbe stato solo il primo passo verso disoccupazione e precarietà. Mr P. dal conto suo mi rassicurava ripetendomi quasi tutti i giorni che non dovevo farmi illusioni ma alzare il culo e iniziare a cercarmi un altro lavoro. Ho avuto una botta di culo di quelle davvero insolite per una che non ha nemmeno mai vinto due euro a un gratta e vinci. Le due colleghe che erano in cassa con me sono state licenziate, dopo aver rifiutato di firmare un contratto che avrebbe loro ridotto le ore di lavoro al minimo sindacale con cig a settimane alterne (cosa che avrei fatto anche io, con la disoccupazione per sei mesi guadagnano di più e possono sperare di trovarsi un altro lavoro).

Mi hanno fatto rientrare per sostituire la maternità della mia collegaamicaP. Se lei non fosse stata incinta ora sarei a spasso con loro. Inoltre tra tutte le posizioni possibili, sono finita in quella che avevo sempre preferito, il commerciale. in ufficio con la mia "migliore amica" qui dentro. La perfezione. Tutto quello che sognavo da sei anni ma in maniera squallidamente diversa da come lo avevo sempre immaginato. Se la C. non fosse stata apprendista e l'avessero potuta licenziare o mettere in cig, non avrebbe dovuto coprire la mia posizione e io sarei ancora dov'ero. Tutta una serie di situazioni casuali a me favorevoli mi hanno portato ad essere dove sono, tutte meno un merito mio. Dopo anni passati a sentirmi dire che avevo del potenziale ed ero sprecata alla reception, che l'azienda aveva grandi progetti in serbo per me, e balle varie... mi aspettavo che un giorno qualcuno avrebbe deciso di farmi salire di un piano, darmi un lavoro, un ufficio e un timbro con su scritto il mio nome. Ed invece è successo perché la mia collega ha scopato quella notte perché quella prima aveva mal di testa. Lo so, dovrei considerare solo il fatto che, a differenza di tantissime persone, al momento ho un lavoro e percepisco uno stipendio. ed è infatti quello che ho fatto, ma non c'è giorno in cui mi chiedo perché questa cosa, in cui ho creduto così tanto, non è potuta andare come avevo sempre sperato. è come se tutto nella mia vita dovesse arrivare a destinazione per vie traverse, facendomi cagare sangue, per quanto io mi impegni a direzionarla nella maniera più giusta. e sono certa che questo mi spingerà, nelle occasioni future, a non impegnarmi più come prima, sapendo già che in ogni caso non andrà come vorrei.
La collegamica P. doveva entrare in maternità dal 13 marzo ma ha avuto delle contrazioni e il ginecologo l'ha messa a riposo forzato con due settimane di anticipo (è di sette mesi e mezzo, qui hanno abituato bene i capi lavorando quasi tutte fino alla scadenza dell'ottavo mese, previa autorizzazione del medico del lavoro per il mese in più) e quindi mi ha già mollato qui da qualche giorno. E' ufficiale, sono io il referente dell'azienda per l'estero. sono io che devo vendere all'estero, sono io che devo fare arrivare questo e l'altro container da chissàdove. sono io e se faccio una puttanata sono solo cazzi miei. Da portacaffè a questo, in tre mesi di svaccamento casalingo. Non mi sembra ancora vero. E la cosa più assurda è che nonostante me la stia facendo sotto per la responsabilità, sono felice come non lo sono mai stata. Non vedo l'ora di venire in ufficio e quando è ora di uscire quasi mi dispiace. quando mi arriva un ordine saltello e mi eccito come se accreditassero il bonifico sul mio conto, quando un fornitore mi ritarda una spedizione mi incazzo come quando Mr p., non lava bene i piatti. Ovviamente ricordandomi sempre che, una volta tornata la collegaP dalla maternità, tutto questo potrebbe svanire come d'incanto. potrei essere rimandata a far caffè oppure direttamente a casa. in più con la situazione in cui nuota pericolosamente l'azienda al momento, quando la collega tornerà l'azienda potrebbe star fallendo o aver già licenziato molta altra gente. Questo è un reparto che, a livello commerciale, fattura davvero poco. Non c'è spazio per due persone , e nonostante il capo abbia fatto capire più di una volta che l’intenzione di espandere il reparto c’è, non ci vuole una laurea per immaginare che se non ci sono i soldi non si pagano due persone dove ne basta una. Se penso a questa cosa non faccio nulla. non imparo, non lavoro bene, non miglioro, non dimostro, non do nessun motivo per pensare che sia giusto che io sia seduta qui. Quindi sto cercando di vivere a pieno questi mesi, sperando che siano tanti (mi spiace per la mia collega, le voglio un gran bene, ma spero che la bambina sia una iena indemoniata e non dorma la notte fino ai sette anni di vita) senza pensarci, mettendocela tutta e godendomi ogni cosa. La MIA metà di ufficio, che ho reso fuxia ai limiti del possibile. la kimmidoll come sfondo del desktop, la MIA firma digitale, il MIO indirizzo mail, il bigliettino da visita con il MIO nome, la gente che chiama e chiede di me, poter chiudere o aprire la porta come mi pare, poter prendere un permesso senza prima cercare un cristo disposto a sostituirmi, le merende in totale privacy, andare al cesso senza il cordless, il BRAVA MICOL del mio capo, il porta clips fuxia, la penna leopardata che mi ha regalato papà "per firmare gli ordini".
con questa sensazione di inattitudine che non mi abbandona mai, la domanda che mi sveglia ogni mattina "ma chi e perché mi ha ritenuto in grado di fare questo" perché qualcuno finalmente ha visto che non sono solo la ragazzina che è arrivata qui sei anni fa e non sapeva che “si chiama pietro torna-indietro” è un modo di dire e l’ha detto a gran voce a un dirigente durante una riunione. qualcuno sta credendo in me, e mi sta dando l'unica opportunità che ho di dimostrare cosa valgo qui dentro.


24 febbraio 2012


La vita è fatta di dettagli... non perderne neanche uno. (Fox life)

In questi mesi di distanza da qui, quello che mi è mancato di più oltre allo scrivere in sé, sono stati tutte i "nomi" che ne fanno parte. quei nomi dietro i quali si celano persone capaci di scrivere cose magnifiche, lasciare commenti indimenticabili, regalare piccoli sorrisi o grasse risate attraverso uno schermo. Questa volta, a differenza della precedente, è stata un esperienza di un intensità incredibile. in qualche modo mi ha cambiato, mi ha lasciato qualcosa, una sorta di ricchezza.
Ho scoperto il cannocchiale più o meno sei anni fa, ho iniziato a scrivere quotidianamente e l'ho fatto per un anno durante il quale non mi sono mai sentita parte di un gruppo, di un tot di persone che ogni giorno imprimevano i propri pensieri in questa parte di web così diversa. Ho smesso forse anche un po' per questo. non trovavo un senso nello scrivere qualcosa pubblicamente quando potevo fare la stessa cosa in un diario privato, come avevo sempre fatto prima, senza pormi troppi problemi per la forma perché nessuno avrebbe letto.
Quando sono tornata a scrivere non credevo che avrei trovato una grande famiglia ad accogliermi.
Non sono legata al cannocchiale ma al mondo dei blogghers in generale, provenienti da ogni dove. non mi spaventa infatti cambiare blog, so che sarà un semplice trasloco privo di addii. non l'ho ancora fatto per mancanza di tempo e perché le idee sono ancora poche e confuse. avevo un idea per il nome ma non ne sono più molto convinta, qualche altra idea ma me la sono dimenticata.
Questo blog è pieno di pause lunghissime e periodi disconnessi tra loro, dolori, post sospesi che galleggiano abbandonati tra le bozze e testi mai pubblicati. scorrendolo mi da una sensazione di silenzio interiore, limbo in cui ho vissuto effettivamente per parecchio tempo. non lo sento più mio, non trovo che mi rappresenti più. Vorrei ricominciare, come sto ricominciando nella vita reale. Sto perfezionando, sto migliorando, sto dando piena libertà di espressione alle cose che mi piacciono davvero, sto imparando a farmi del bene, a mettere me stessa sopra al resto. vorrei questo per il mio nuovo blog, solo quello che mi piace, tanto di quello che mi piace, curato, coltivato, dall'interesse più frivolo a quello più impegnativo, senza la fretta e la razionalità che troneggiano imperterriti quando salvi, chiudi e torni alla vita reale. Voglio un blog pieno di voce, canti a squarciagola, emozioni forti, senza mai interruzioni, silenzi, singhiozzi. Voglio crearlo con cura, con calma, con tutti i dettagli che merita. Credo che debba "nascere" spontaneamente, un po' come in natura... c'è la data prevista del parto ma poi comunque il fiore sboccia quando meglio crede, quando deve accadere, quando è pronto. e durante la gestazione ovviamente rimarrò qui. -accetto volentieri suggerimenti per la scelta del sito... vorrei optare per quello che mi permette, tecnicamente parlando, di personalizzare e colorare di più.-


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1 febbraio 2012


Sarà un effetto collaterale dell'ansiolitico??

 

Stanotte ho sognato il mio ex. Il Topo. Di nuovo. Non sogno spesso come prima, o almeno non ricordo i sogni che faccio come fino a pochi mesi fa, ma se sogno, sogno lui. Questo da ormai quasi cinque anni e sembra che più il tempo passi più la cosa vada aumentando. Considerando che tra tutti gli uomini/donne passati nella mia vita, chi per qualche ora, chi per qualche anno, lui è stato sicuramente il più rilevante per quantità di tempo ma non per profondità della cicatrice, non riesco davvero a spiegarmi questo fatto se non come la conferma che i rimorsi che ho nei suoi confronti siano molto più grandi di quanto io mi renda conto. Dei grossi tumori che mi porto dentro, che raffiorano alla mia memoria in disparate situazioni per qualche secondo ma che evidentemente occupano una grande fetta del mio inconscio . Non sogno sempre la stessa scena, a volte sono semplicemente scorci di vita insieme mai accaduti realmente, momenti felici (come in realtà non sono mai stati) altre volte momenti di intensa passione, anch'essi mai esistiti. C'è stato un periodo in cui sognavo sempre la sua famiglia. la mia ex-suocera, verso la quale nutro consapevolmente rimorsi pari a voragini, il mio odiatissimo ex suocero, l'odiatissima ex cognata, la stramegaodiatissima ex "cugina" con giapu a seguito, e compagnia bella. In ogni sogno ovviamente predominano i suoi OcchiAzzurri. sono ovunque io mi giri, sgranati, spesso umidi, con quello sguardo di implorazione e sottomissione che tanto ho disprezzato. non mi mollano un istante e per quanto sia dettagliato il ricordo del sogno che ho al risveglio, la cosa che più mi rimane impressa per tutta la giornata sono loro. I suoi OcchiAzzurri. Mi è anche capitato di svegliarmi convinta che accanto a me ci fosse lui e non Mr P., e provare una sorta di felicità mista a terrore.

Il sogno di questa notte però è stato diverso da tutti gli altri. Nel sogno ho fatto una cosa che, da quando quattro anni fa l'ho lasciato, ho desiderato poter fare tutti i giorni. anche quando non avrebbe avuto senso, quando non ce n'era ancora ragione alcuna o quando avevo la possibilità di farlo davvero (e non l'ho fatto). Eravamo fuori, nella neve con cappello, sciarpa, e guanti , esattamente come vado in giro bardata io in questi giorni. Parlavamo, non ricordo di cosa, e ad un certo punto lui mi ha chiarito il fatto che amava lei (e per me è stato subito chiaro che si riferisse alla GattaMorta, sua attuale fidanzata),e che non aveva intenzione di perderla per nessun motivo.(Forse eravamo amanti??) Io gli stretto le guance tra le mani inguantate, mi sono avvicinata al suo viso e gli ho detto: sono orgogliosa dell'uomo che sei diventato, io non ti meritavo. io sono fiera di te. (E IO chi sono??) ....Per tutto il tempo non c'erano altro che quei gran fanali azzurri ad illuminarmi e se chiudo gli occhi li vedo ancora vivi davanti a me, che brillano.

Se voglio credere che la vita sia un bel film, potrei convincermi che da oggi non lo sognerò più. Che avevo bisogno di arrivare a questo, che finalmente non ci incontreremo più in villeggiature estive improbabili, in camere da letto mai viste, mari, monti e colline. che forse anche lui da quattro anni mi sognava quasi tutte le notti e, volendo proprio esagerare, che forse anche lui questa notte ha fatto il mio stesso sogno ed ora finalmente lo sa. Sa che sono pentita di averlo trattato come una nullità per quasi dieci anni, di avergli fatto credere che avremmo passato la vita insieme mentre scopavo con il suo migliore amico, che so di essermi persa l'uomo migliore che avrei mai potuto trovare, che ora apprezzo ogni sua singolo gesto che ho ignorato, ogni parola, ogni carezza. che ammiro la forza che ha avuto, l'amore incondizionato con cui mi ha amato. che se tornassi indietro farei tutto diverso e che non l'ho mai amato perchè non ero alla sua altezza.


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15 settembre 2011


"Ricominciamo da qui"

mi ha scritto ieri su un cd che mi ha messo in macchina.
sarebbe dovuto essere un cd delle nostre canzoni ma ce n'era solo una (magari si ricordava solo quella).
ma... da "qui" dove esattamente??

Il mal d'amore. non me lo ricordavo più e avrei fatto volentieri a meno di questa rinfrescata.
Quella sensazione improvvisa che ti sveglia al mattino e tenta di trattenerti a letto ma non ti lascia il sonno. ti fa chiedere perchè alzarti, perchè tirare su tutte le persiane prima di uscire, perchè preoccuparti di far arieggiare una casa di cui forse importa solo a te, dove forse rimarrai sola con i muri zeppi di foto colorate e sorridenti. perchè attendere un sms che tutte le mattine è uguale e forse per chi lo manda è un dovere e non un piacere. perchè renderti presentabile e correre in un posto, fare il tuo dovere e sorridere stringendo i denti per preservarti uno stipendio che non servirà a realizzare nessun sogno.
Quel risveglio da un immaginario lungo sonno di certezze disegnate da una mano, che alla fine forse era proprio la tua. 
E all'improvviso non hai più senso. tu che ti affanni a correre a casa, a fare il letto, a mettere su l'acqua della pasta, a stendere la lavatrice con con quella polo che sicuramente questo weekend vorrà indossare, maledicendoti per non averlo fatto prima della stirata settimanale. non ha più senso il tuo orribile vestitito da casa rosa con la patetica scritta "o e" di paillettes argento, che una volta c'era scritto "love", e saràunacombinazione. non hanno più senso i tuoi occhiali che aveva scelto lui, la fotocopia dei suoi documenti nel tuo portafoglio, le sue due pagnottine di pane integrale sul sedile della macchina, i tuoi capelli lunghi che vorresti corti, il tuo profumo messicano e gli orecchini. non hai più senso e anche il tuo nome suona male.

Quand'è successo? quando è successo che il tuo senso ha smesso di esser tuo ed è diventato suo? quando ti sei bevuta il cervello a tal punto di farlo spingere così a fondo, così dentro. quando è stato quel giorno? e io dov'ero?

Nella prossima vita ricordatemi di non innamorarmi. e di nascere uomo (o troia, eventualmente).
 


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17 giugno 2011


Housewife's life

*ho messo in grassetto le parti essenziali per un amicoblogger, in modo che non debba leggersi tutto quanto. come da accordi!

Sono viva e non sono incinta.
E’ l’esordio migliore che sia riuscita a trovare, lo assicuro. Non so esprimere quel che ho provato nel leggere i vostri commenti preoccupati per la mia assenza, mi sono sentita improvvisamente meno sola e una parte inconscia del mio cervello mi ha mandato segnali di una voce balbettante che ripeteva: a m i c i. (una di quelle parole che mi provoca l’orticaria).

Lunedì sono arrivata qui carica di entusiasmo e aspettative, pronta a buttar giù uno di quei post chilometrici che non riesco a rileggere neanche io senza svenire di sonno con la testa sulla tastiera… e l’influenza mi ha segato le gambe. Lo so che è una scusa tra le più banali esistenti ma lo posso giurare, il tutto è iniziato con un mal di gola che si è tramutato in raffreddore, tosse, qualche linea di febbre, cistite e mal d’orecchie. ho sudato come un caprone in preda a felicità da mutua per due lunghi giorni passati a vedere la prima stagione di Desperate Housewives in streming, mangiare gelato alla nocciola e dormicchiare. qualcuno forse si ricorderà quanto ho desiderato una benedetta influenza per tutto l’inverno. è arrivata con sei mesi di ritardo e nei primi giorni afosi dell’annata. come tutto quel che accade nella mia vita, d’altronde. non l’ho potuta amare ovviamente, non come l’avrei amata a dicembre, intendo. Sono rientrata lunedì a lavorare dopo quindici giorni a casa (di cui una settimana di ferie e una di cassa integrazione) e lunedì sera è avvenuta la tragica scoperta, mi vergognavo troppo a rimanere a casa dopo un solo giorno così alle sette del mattino mi sono trascinata fino al bagno, mi sono lavata la faccia e quando stavo per cadere a terra di testa, l’idea ha avuto la meglio sulla mia alta morale (!). era finalmente arrivato il momento che attendevo da tempo: la mutua. In circostanze differenti oggi me ne sarei rimasta ancora a casa a finire la stagione di Desperate e tutelare il mio weekend da eventuali ricadute ma il senso di colpa mi mangiava le viscere ogni ora di più, assieme all’antibiotico a cui evidentemente sono intollerante, e alla voglia folle di sfoggiare le mie nuove zeppe. Non potevo attendere fino a lunedì 27, non ce l’avrei fatta. E così eccomi qui, e se non fosse per l’antibiotico che mi fa rimanere in procinto di vomitare per le conseguenti sei ore dall’assunzione (e dovrei prenderlo ogni dodici) e la tosse da camionaro dei sobborghi, potrei anche affermare di stare fisicamente bene.
(Ho impiegato una ventina abbondante di righe per spiegare che ho avuto l’influenza. andiamo bene.)
Facendo una media - delle notti insonni, delle crisi d’ansia, degli urli, della voglia di buttarsi giù da una rupe e tutto il resto - dell’ultimo mese, paragonandola a quella dei mesi scorsi… posso annunciare che va meglio. Certi giorni va proprio bene. E oggi non è uno di quelli. ma forse il giorno stesso non lo è mai.

Ho capito che la situazione lavorativa rappresentava una fetta molto più grande del mio disagio di quanto me ne rendessi conto. Ero da due giorni con miacuginanevrotica e pupo nella nostra casa al mare e ho ricevuto la telefonata boileriana che con voce caritatevole mi annunciava che mi era sta fatta la grazia, ovvero: concessa la cassa integrazione. Immagino che ci sia del comico nel fatto che io consideri questa una “grazia” ma lo è stata davvero dal momento che l’alternativa consisteva nell’ennesima riduzione di ore da trentadue a venti settimanali, da quasi novecento euro a cinquecento. un cappio al collo per la nostra economia famigliare insomma, una tragedia, una morte, un notevole decremento di kg (senza mangiare….) (ammetto di averci pensato per qualche minuto). Quando ho appreso quest’eventualità, a parte l’ovvia incazzatura e i tutti santi chiamati in causa, ho avuto le coliche per l’intero pomeriggio. magari è stata una coincidenza, magari no. Fattostà che per una volta mi è andata bene e ora lavoro otto giorni al mese (quattro giorni a settimana, una settimana si e una no) e porto a casa soltanto poco meno rispetto a prima. Ho capito quanto la cosa mi turbava, quella situazione di stallo, di esame.. in cui il mio futuro lavorativo e conseguentemente la mia vita, veniva “valutata” e decisa da personaggi con ai piedi scarpe del valore di tre miei stipendi, e nel frattempo io pulivo i loro cessi e gli portavo caffè, mi annientasse nel profondo… deteriorasse la mia già scarsa autostima e mi stesse stretta in tutti i sensi immaginabili. perché nel momento stesso in cui la voce della cicciona dall’altro lato della cornetta mi annunciava la notizia, ho sentito l’ormai noto palloncinodellecostole (ringrazio CasaMia per il gentile contributo e ricambio immensamente l’affetto) svuotarsi dai tre quarti del suo peso. Mi sono agganciata immaginariamente alla sua cordicella e lasciata trascinare lontano sulle mie amate nuvole di panna montata. Finalmente. Dal ritorno da quella minivacanza- sulla quale spenderò almeno un post…- mi sono sentita come rinata. e anche un po’ fica, devo ammettere, data l’abbronzatura. Sono andata in ufficio quella mattina, ho firmato i documenti per la c.i., ho chiacchierato seraficamente con una versione boileriana gentile e disponibile e sono tornata a casa sorridente, dando così inizio alle prime due settimane di luce dopo mesi. Ho fatto parecchi giri per negozi con mia madre cercando il vestito per il battesimo di mio nipote che sarà domenica prossima (ed io sarò la madrina. tentate di non ridere.), ho fatto molte pulizie meno profonde di quel che raccontavo (…) ho iniziato a leggere un libro, ho visto –sbagliando- la S. tornata all’ovile per votare e prendersi i regali di compleanno – ne seguirà altro post- e passato un po’ di tempo con mia nipote e l’impagnottatissima deficientemadre (siamo agli sgoccioli, la scadenza e il 29 ma le sagge donne della famigliadeficiente dichiarano che avverrà prima per qualcosa che riguarda una luna piena o a metà, che non saprei ripetere). Ho accuratamente fatto in modo di non avere mai pomeriggi liberi (le mattine, per superarle, mi basta non mettere la sveglia) e non ho sofferto solitudine o noia. l’ho fatto a livello precauzionale ma forse non ce ne sarebbe stato bisogno. ho indossato i panni di casalinga spensierata scoprendo che mi stanno a pennello (per due settimane, almeno). Mi dovrò abituare perché almeno fino a dicembre le cose non cambieranno, e questo è un bene dal punto di vista economico e spero di scoprire che lo sia anche dal punto di vista umorale. Ho tempo per leggere, per vedere film che non piacciono a Mr P., per curare la mia casa, per vedere le poche persone che frequento, per riposarmi, per cucinare, per scegliere. La scelta, forse è questo il dettaglio che manca alla mia vita. spesso ho sentito di non avere scelta, di essere rinchiusa tra le mura grigie della mia routine che non poteva fermarsi mai, anche se stavo a pezzi. Sentirmi padrona almeno di me stessa, in questo momento in cui tutto il resto sfugge alla mia volontà. Non è facile per me, abituata a pianificare tutto. Se potessi organizzerei anche il mio apparato intestinale, in modo da non perdere tempo al bagno (a volte la tengo se sto aspettando un sms per esempio, in modo da utilizzare quella seduta per rispondere all’sms e non sprecare due momenti per cose così futili. prima o poi me la farò addosso). Gli aspetti negativi che ho riscontrato fin ora sono il fatto che non riesco a stancarmi e il perenne senso di colpo verso Mr.P. Quando mi sveglio tardi mi sento terribilmente in colpa sapendo che lui si sveglia alle sette e lavora per le dodici ore successive, e le sere in cui tocca a lui lavare i piatti o deve aiutarmi a fare qualcosa mi sento davvero una merda fatta e vestita (ma mi guardo bene dal farglielo capire). La sera non riesco più a prender sonno, ci metto anche delle ore. leggo fino a tardi, mi sento stanca, mi metto giù e non mi addormento. Non ho più l’ansia o la tachicardia, sono tranquilla, ma mi giro e mi rigiro, mi viene mal di testa, e non mi addormento. in pochi giorni mi è venuto così il terrore di andare a letto ogni sera, dopo cena, come quando ero bambina. Ho provato a stancarmi il più possibile ma nulla, non è come quando vado a lavorare, ammesso che stia in questo il problema. Dovrò trovare una quadra. Dovrò anche scrivere da casa d’ora in poi. Dovrò abituarmi anche a questo. Dovrò abituarmi a molte cose ma adesso, per la prima volta, mi sento un briciolo positiva.


20 maggio 2011


Solo qui

Mi mancate.
Mi manca questo mondo tutto mio che di zucchero filato ha solo il titolo.
Mi manca accendere la sigaretta e scrivere, alla Carrie Bradshaw.
Mi manca aprire i commenti con la gioia di una bambina che scarta il lecca-lecca.
Il profumo di un nuovo post pubblicato, rileggere quelli vecchi e scoprire che non erano poi così male.

Non ci sono forze sovrannaturali a tenermi lontana da qui.

E’ che vomito al solo pensiero di dovermi ricordare gli aggiornamenti quotidiani e metterli fucsia su bianco. Sono un vaso stracolmo ed ogni goccia in più scivola fuori. i cambiamenti che la vita mi sta imponendo sono troppi e troppo grossi, io non ho la forza, o forse la voglia, di affrontarli e soccombo sotto il loro peso.

Il punto è che vorrei poter scrivere qualcosa di bello, colorare queste pagine di gioia, con l’entusiasmo e la forza che qualsiasi persona in salute e con il mangiare in tavola dovrebbe avere.
Vorrei potermi gongolare in pensieri frivoli a volte. avere anche belle notizie da raccontare, di tanto in tanto. senza smentire tutto il giorno dopo, possibilmente.
Sono io che non so vedere il bello in ogni cosa, che -mi dicono- qualcosa di bello c’è sempre. una volta presa consapevolezza di questo però, il risultato non cambia.

Questo post è del tutto inutile ma è per ricordare, più a me stessa che a chiunque altro, che ci sono ancora. Che forse questo è l’unico posto sicuro, dove nessuno mi può abbandonare o deludere, dove nessuno può decidere di tagliarmi fuori senza preavviso, di dimezzarmi la vita, l’orgoglio.
Che le mie nuvole di panna montata, gli alberi di marzapane, le parentesi di zucchero, gli ostacoli che non sono che fumo e le personcine fastidiose che qui diventano imbarazzanti sagome di cui ridere... sono sempre qui ad aspettarmi.
Che quando voglio posso aprire una nuova pagina, scriverla, girarla. cancellare, riscrivere, strapparla.

Solo qui purtroppo.




permalink | inviato da -Micol- il 20/5/2011 alle 16:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa
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