.
Annunci online

NelMioMondoDiZuccheroFilato [ ...una vita a pois! ]
 


 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 Noi 

 Lui, Mr P., il più bel regalo che la vita potesse farmi

Daisypath Vacation tickersDaisypath Anniversary tickers

 

Ogni essere umano è stato gettato nella vita alla ricerca di un altro essere di un solo essere che gli sia in ogni senso rispondente, a tal punto che l'uno senza l'altro appaia come il prodotto della dissociazione di un unico blocco di luce...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Osservate sempre, in tutto quello che fate, con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell'uomo più passione che ragione perchè fosse tutto meno triste, difficile, amaro. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più allegri e seminatori d'amore, godrebbero felici di un'eterna giovinezza.

 


 

 

Il viaggio come metafora della vita è una delle immagini più frequenti in tutte le letterature, è un concetto trattato molto spesso dagli scrittori di ogni epoca. Esiste un'opera nella letteratura di tutti tempi che riassume, forse integralmente, i significati concreti e simbolici legati al tema del viaggio: l'Odissea di Omero. Analizzando attentamente la vicenda di Ulisse, si nota che il viaggio non può consistere solo nell'approdo al porto finale, ma piuttosto nel superamento di mille pericoli, ostacoli e prove. Esso è lo stimolo naturale alla ricerca del nuovo, la sfida al confronto, l'abilità di relazionarsi con chi è diverso da noi, la capacità di adattamento a situazioni imprevedibili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bisogna esser sempre ubriachi. Tutto sta in questo: è l'unico problema.Per non sentire l'orribile fardello del Tempo che rompe le vostre spalle e vi inclina verso la terra, bisogna che vi ubriachiate senza tregua. Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro, ma ubriacatevi. E se qualche volta, sui gradini d'un palazzo, sull'erba verde d'un fossato, nella mesta solitudine della vostra camera vi risvegliate con l'ubriachezza già diminuita o scomparsa, domandate al vento, all'onda, alla stella, all'uccello, all'orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, domandate che ora è; e il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio, vi risponderanno: "È l'ora di ubriacarsi! Per non esser gli schiavi martirizzati del Tempo, ubriacatevi; ubriacatevi senza smettere! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro."

Charles Baudelaire

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


23 marzo 2011


Letame fresco- Vi presento D.

Io non sono un animale sociale.
questo è più che certezza.
Partirei con il monologo su quanto sto razionalizzando in questo periodo riguardo ai miei rapporti umani ma oggi sono concentrata su quanto, nonostante questo, mi senta migliore di alcune persone. in questo caso di tutte.
La collega che mi sostituisce, D., sta attraversando un periodo molto difficile. da due mesi circa soffre di crisi d’ansia e panico, depressione generale ma soprattutto crisi d’ansia vere e proprie. è lì tranquilla e di punto in bianco inizia tremare, poi sudare, poi le viene da piangere, mal di stomaco, nausea. Tutto è cominciato quando le hanno annunciato la riduzione delle ore qui al lavoro… suo marito non prende lo stipendio da mesi perché anche la sua ditta è in crisi, hanno il mutuo da pagare, hanno cinquant’anni e trovare un altro lavoro non è semplice. situazione tipica del momento, tutta all’italiana. La sua personale situazione si è poi aggravata con il licenziamento di quel mio collega di cui lei era assistente, l’hanno spostata di ufficio e abbandonata a se stessa con la unica mansione di gestire la corrispondenza di una società in chiusura e assolutamente niente da fare tutto il giorno. il tutto si è sommato agli ormoni della menopausa imminente e a dei problemi di pressione alta correlati. Nonostante tutta questa situazione lei non si è mai messa in mutua e ha continuato a venire in ufficio in condizioni pietose... le crisi le prendevano anche qui ovviamente, in qualsiasi momento e con chiunque davanti. D. è una delle tre colleghe con cui posso sostenere di avere un rapporto che va oltre l’ambito lavorativo. Lei ci definisci i quattro moschettieri, che poi se vogliamo sarebbe le quattro sfigate dato che per ragioni a noi sconosciute, siamo quelle che finiscono sempre nelle situazioni meno piacevoli. La nostra pseudoamicizia è nata più per esclusione che per vera e propria attinenza, essendo quelle entrate per ultime dopo un unico blocco di tizie che erano qua da vent’anni e che ovviamente fanno gruppo a se e difficilmente lasciano entrare qualcuno (anche se io devo dire che, Boiler a parte, che fa gruppo da sola sia per ovvi motivi che per dimensioni, ho un rapporto di rispettosa pace con tutte. Il mio trucco è il silenzio accompagnato da grandi sorrisi all’occorrenza). Io e lei poi ci troviamo particolarmente d’accordo su alcuni argomenti quali l’ateismo, l’odio verso omofobi e razzisti, il rispetto per gli animali… ed entrambe siamo creature poco socievoli e detestiamo la maggior parte degli esseri umani.
Lei, ovviamente, è un soggetto alquanto singolare. requisito necessario per l’assunzione qui dentro. E’ la penultima arrivata e fin dal primo giorno non è stata accolta con gentilezza da nessuno, me per prima. L’avevano assunta per coprire la maternità di un’altra collega ed essendo smaniosa di avere il posto, nell’estremo tentativo di dimostrare la sua voglia di lavorare, aveva avuto comportamenti assai fastidiosi durante il periodo di affiancamento. Abbiamo visto la collega incinta piangere perché quell’altra le apriva le mail private, le metteva le mani ovunque, le scovava errori e li denunciava prontamente al responsabile ed ovviamente per istinto protettivo verso l’altra gliel’abbiamo fatta trovare dura per un bel po’. con il passare del tempo la cosa è poi andata via via dimenticata, anche perché al ritorno dell’altra collega dalla maternità le è stata data un’altra mansione e non ci sono più stati problemi. D.,è una persona estremamente disordinata e casinara ma lavora molto bene, è scrupolosa e ce la mette tutta, spesso andando anche oltre a quelli che sono i suoi doveri, cosa a volte scomoda ai colleghi che mette nella posizione di dover fare altrettanto. Si tratta di una donna di cinquantatre anni con le sembianze di una vispa ventenne. ha un fisico mozzafiato, ex campionessa di body building, si allena tutti i giorni due ore prima di venire al lavoro e segue diete specifiche praticamente da sempre. si veste un po’ come si sveglia al mattino, nel senso che se quel giorno ritiene opportuno venire in ufficio con i pantaloni del pigiama e gli anfibi non ce lo risparmia affatto, così come di indossare un miniabito con calze a rete e zeppe… incurante dell’ira che scatena nelle colleghe invidiose, tutte più giovani di lei che affianco a lei si mimetizzano con la fotocopiatrice. Non ha un minimo di buon gusto e spesso sembra pronta per un night o una festa in maschera. E’ patita del bio, dell’ambiente, degli animali, della medicina omeopatica. vegetariana e fissata con i conservanti, si fa cinquecento km ogni mese per andare a comprare il cibo dovedicelei. Ha tre cani e sei gatti in una casetta di sessanta mq su tre piani. con il marito passano tutto il loro tempo libero a curare il giardino, pulire e fare lavori di qualsiasi genere in casa. odia il fumo, il caos, i post affollati, le persone appunto. cosa bizzarra se si pensa a quanto ama parlare, di se stessa o fatti che la riguardano. Rasenta la maleducazione, interrompe discorsi senza pudore per iniziare a raccontare una cagata, alza il volume in maniera inimmaginabile per coprire la voce altrui e continuare a parlare se qualcuno prova ad intervenire. Riesce a tenerti al telefono anche quarantacinque minuti consecutivi senza smettere di parlare, ti descrive ogni dettaglio di ogni cosa, non ti risparmia nemmeno la consistenza della diarrea del gatto. La sua telefonata tipo è: ciao come va? ciao! bene… stavo andando a… Io, invece… e tu non parli più in quella telefonata, mai più. E’ così con tutti, anche se ti ha appena conosciuto, senza vergogna, senza riserbo. conosceva di vista mio padre, un giorno l’ha incontrato in paese, e nel giro di pochi minuti gli ha raccontato la sua entrata in menopausa assicurandogli però che lei le mestruazioni le ha ancora, regolarissime. Ama soprattutto parlare la mattina presto, quando tutti prendono il caffè con sguardo comatoso e regna un gradito silenzio, lo ritiene il momento giusto per raccontare le sue performance notturne con il marito. Quando vuole è una persona educata e cordiale, anche gradevole. Buona, a volte anche fin troppo, è ingenua e parte sempre dal presupposto che tutti siano in buona fede quanto lei ma quando la situazione lo richiede non è una persona che le manda a dire. Si è fatta odiare ufficialmente qui dentro quando è rimasta in mutua quindici giorni, a suo dire per colpa del fumo che respirava qui, ed è andata dal capo dicendo che la legge era dalla sua parte, facendo si che da quel giorno tutti quanti non abbiamo più potuto fumare all’interno dello stabilimento. unica non fumatrice, contro altri venti. Non è una persona che si butta giù facilmente, è una tosta che nella vita ne ha passate parecchie e superate con un grande grinta. ha un brutto divorzio alle spalle, è cresciuta con la nonna nell’assenza totale di entrambi i genitori. Questa sua crisi non era affatto prevedibile, non aveva mai sofferto d’ansia prima anche in periodi ben peggiori. decisa a non prendere medicinali, ha provato a curarsi con medicinali omeopatici con scarso successo, la cosa è andata peggiorando finché la scorsa settimana durante una forte crisi notturna suo marito ha chiamato un ambulanza e le hanno somministrato degli ansiolitici. Ora è in lista per una visita da uno psichiatra della mutua (suo marito ritiene che non sia il caso di spendere altri soldi per pagarne uno privato…) e il suo medico generale le ha dato fino al cinque aprile di mutua.
Di fronte alla notizia, che in realtà provoca più problemi a me che a chiunque altro, le colleghe hanno ridacchiato divertite ed esclamato un e figurati all’unisono. senza averne nessuna ragione perché la persona in questione non è una di quelle che sta a casa ogni due per tre e soprattutto perché a loro se lei non c’è, non cambia assolutamente niente. Durante tutto questo periodo l’hanno del tutto ignorata, persino se lei stava male durante una conversazione la mollavano lì dicendo “vabbè quando smetti di piangere vieni a chiamarmi”. non facevano altro che ripetere “un pò va bene ma poi basta, hai rotto i coglioni” o “a forza di gridare al lupo al lupo, la gente non ti crede più” come se lei inscenasse la cosa con un fine preciso. Non mi spiego come, vedendola dimagrita di quasi dieci kg in due mesi, guardandola negli occhi gonfi di lacrime ogni giorno, vedendola tremare come una bambina e sbiancare tutto d’un colpo possano sostenere che finga o che sono tutte balle, che smetta di farsi le paturnie e passa tutto. E con grande stupore ho capito che questo non era un pensiero delle solite quattro serpi infelici e invidiose ma veramente di tutti, compresi gli altri due moschettieri. chi più, chi meno, l’hanno ignorata e derisa al punto che l’unica a cagarla sono rimasta praticamente io. Io, l’insensibile musona antipatica. Ma la cosa che mi ha davvero paralizzato è stata una scena della scorsa settimana… una mia collega mi ha chiamato nell’ufficio di D. perché non sapeva come calmarla, quando sono arrivata ho visto chiaramente dalla parete in vetro dell’open space le due colleghe degli uffici a fianco che la imitavano, facevo le boccacce e ridevano a pochi metri da lei.
Io mi rendo conto che le persone che non hanno mai sofferto di patologie legate a situazioni psicologiche e del tutto ignoranti sull’argomento, possano pensare che sia tutta una questione risolvibile con forza di volontà o peggio che il tutto non esista. Quello che non capisco è come si possa non provare pietà, solidarietà, verso una persona che non ti ha mai fatto nulla di male, verso una donna come te che è in un periodo che prima o poi incontrerai anche tu. come si possa in età comprese tra i 30 e i 40 anni mettersi d’accordo per fare l’eco di ueeeeeee al suo passaggio. così, tanto per passare il tempo.

Io non sono un animale sociale, a me non piacciono le persone, etuttoquanto. Ma mi sento migliore di questa gente e spero che un giorno sia io che D. potremo non avere più a che fare con tanto letame fresco ogni giorno.


8 novembre 2010


Odori

Sto facendo qualcosa di eticamente sbagliato.. ho rimboccato i miei capelli dietro l’orecchio. oggi è solo lunedì e ciò significa che sono freschi di shampo, balsamo, piastra e semi di lino da nemmeno 24 ore, si tratta quindi di una vera e propria mancanza di rispetto. Ma non ce la posso fare, non oggi che i miei occhi si rifiutano di collaborare... sembrano ricoperti di cellophane, doloranti e gonfi, e ci vedo a stento.
Ho mal di pancia, la muffa in casa, un lavoro di merda e ora anche i capelli ondulati.
Le mie amiche sono arrivate, anzi a dire il vero sono già di nuovo in partenza… e questo mi ha reso molto felice. Solo, questo. Anzi no, anche il weekend mi ha reso felice in quanto è stato un vero weekend, degno di essere chiamato con il suo nome. il primo forse, in cui ho posato le chiappe sul divano, più di una volta e per periodi di tempo più o meno brevi. Ma ho anche fatto le pulizie, coccolato il mio corpo, cucinato e pulito muffa. La nuova ciliegina sulla torta è lei, l’amicamuffa. Comparsa il giorno dei santi (sarà che non siamo andati a messa?!), in un angolo della camera da letto… fiorita di pelo bianco e ingigantita in pochi giorni. poi ieri negli angoli del salotto, quello interno e quello esterno. e in ultimo ieri sera, nel giro di tre/quattro ore, (perchéprimalogiurononc’era, ne sono certa) nell’angolo in basso, quindi dal pavimento verso l’alto, del salotto. Mai vista una roba del genere… enorme, schifosa, puzzolente. fantascientifica. In quest’ultimo episodio mi è stata simpatica però... ha intaccato il borsone da calcio di Mr P., che godimento. Ero con mia cuginanevrotica che mi ha prontamente soccorso e afferrato prima che cadessi a terra svenuta… ho telefonato in lacrime a mio padre poche ore dopo averci litigato per lo stesso motivo. Abbiamo la muffa in casa, i vestiti bagnati, un pezzo di cucina (che ha tre mesi) alzato e gonfiato, puzziamo di umido… ed è colpa nostra. sicuramente abbiamo usato la vernice sbagliata o non apriamo mai le finestre. non sia mai che qualcuno si azzardi a dire che quella casa era già umida e quindi sua mammina cara con tumore a seguito dovrebbe organizzarsi per riparare e rimborsare i danni agli inquilini. Ma dico, no… ma come cazzo mi è venuto in mente di accettare un alloggio dalla mia famiglia, per non pagare un affitto? I soldi che risparmio ogni mese per l’affitto, me li spenderò presto in analisti e terapie per il mio fegato. Stamattina comunque mio padre è andata a casa mia con una troupe composta da un muratore, un imbianchino e un idraulico a esaminare l’ amicamuffa e sono arrivati alla conclusione che purtroppo non c’è nessuna infiltrazione dal tetto ma è proprio il muro che essendo nuovo, complici i doppi vetri, trattiene l’acqua per una ragione a me sconosciuta e che ora la deve sfogare fino a esaurimento scorte (e della mia psiche). Quindi dobbiamo tenerci l’amica finché non decide di abbandonarci spontaneamente, arieggiare spesso, abbassare il riscaldamento e procurarci un deumidificatore… sperando che abbia ragione l’idraulico che ha parlato di un mese e non l’imbianchino che ha parlato del prossimo inverno e poi rassegnarci all’idea di dover ridare il bianco la prossima estate. Io sono una persona molto schizzinosa, soprattutto quando si tratta di cose pelose e maleodoranti… e il pensiero di avere un parassita tossico e puzzolente come coinquilino, che si autoinvita e non chiede nemmeno permesso, che si mangia tutto quello che trova, che potrebbe entrarmi nelle ossa e procurarmi un’ artrite, un’artrosi, un’osteoporosi, ecc… mi manda in crisi. totale. Ieri ho passato la serata a lavare piangendo ogni cosa che potesse esserci entrata a contatto, e la cosa più tragica è che mia cuginanevrotica in preda ad un eccesso di zelo ha afferrato il primo strofinaccio trovato e l’ha usato per passare la conegrina sul muro, e si da il caso che fosse quello fucsia a pois di zarahome, il mio preferito. Peggio di così…

Lo so, mi sto di nuovo lamentando. E mi dispiace, credetemi. Mi spiace davvero ma il punto è che... se tento di non lamentarmi finisce che non scrivo, o meglio scrivo ma non pubblico. temo che prima o poi mi arriverà una notifica dal cannocchiale per le troppe bozze salvate. Se non pubblico non ho quella sensazione, la sensazione... di aver sputato fuori qualcosa, di averlo archiviato in un altro spazio, sempre mio, dove pesa di meno, molto di meno. Sto passando le giornate a fingere, fingere di non essere dilaniata dentro perché la mia vita non va come vorrei, sostanzialmente. e vorrei almeno qui, non doverlo fare. Non fingere di non aver niente di cui lamentarmi, non ignorare il mio cervello produttore di capricci e sbuffi continui, lamentarmi e lagnarmi deliberatamente senza alcun pudore. E non lo faccio, non come lo farei, perché non vorrei rovinare la mia reputazione che mi regala chiacchierate con belle persone molto più che nella vita reale… annoiarle a morte finchè non si allontanano. Sto facendo del mio meglio. Per esempio non ho detto che da ormai una quindicina di giorno io e il mio coinquilino (non la muffa, l’altro) non ci rivolgiamo la parola. O meglio, io non gli rivolgo la parola se non per dargli ordini o rimproverargli cose e lui più o meno lo stesso. Quale sia stato il motivo di tale silenzio, la bomba che lo ha innescato, sinceramente non me lo ricordo. Ma è poco importante in quanto è solo il dilungarsi di un infinito elenco di motivazioni che mi hanno portato a preferire questa vita da singlenonsingle separata in casa silenziosa e cupa ma apparentemente serena che quella della convivente sessualmente attiva ma perennemente incazzata come una bestia e senza voce a forza di ripetere invano le stesse cose. Questo silenzio è molto diverso dal precedente. Il primo era sì, conseguente alla stanchezza totale delle mie parole ma anche inconsciamente mirato ad attirare un attenzione che parlando non ricevevo… questo invece è molto diverso, è un silenzio che vorrebbe parlare, un silenzioso colmo di parole e di dolore e di rabbia. un silenzio non come arma di difesa ma come rifugio, come inerzia. La volta precedente desideravo che lui lo rompesse, che lui dicesse qualcosa, qualsiasi cosa. questa volta il suono della sua voce mi spaventa perché so ormai che è inutile sforzarmi di trovare qualcosa da dire perché non verrà, è inutile dire qualcosa perché non servirà. E così sto zitta, permetto all’animale dentro il mio stomaco di contorcersi come vuole, alle mie lacrime di farmi evitare gli spazi affollati, alle canzoni di entrarmi in testa, al dolore di privarmi di ogni voglia di far qualcosa. Che poi se ci fosse qualcosa da fare probabilmente stringerei i denti e lo farei. Ma cosa c’è da fare? Oltre a dirgli di trovarsi una sistemazione a andarsene al più presto, di lasciare meno segni possbili del suo passaggio in casa mia, la casa dove starò da sola, la casa che rappresenta tutti i nostri sogni. E lui invece di dirmi ok o dirmi no, zitto mi guarda con quello sguardo da cane bastonato e si gira dall’altra parte. E poi torna... ogni sera torna. si mette le ciabatte, fa il bucato, lava i piatti, mi chiede se voglio dell’acqua, se c'è qualcosa da fare. Questo per rigor di logica dovrebbe significare che lui non vuole andarsene, non vuole arrendersi, non vuole che la nostra storia finisca... ma il tutto va a scontrarsi con il suo comportamento che sembra quello di una persona a cui non frega assolutamente nulla della situazione che sta vivendo. non mi dice nulla, non fa nulla.. in più sembra sereno, mangia, non fatica a prender sonno, è abbastanza allegro, continua a vivere la sua vita, a coltivare i suoi interesse, a predersi nei suoi libri di economia e nelle sue partite di calcio. Forse nemmeno lui sa che cosa dire, cosa fare... forse anche lui si rende conto che è stato detto tutto quello che c'era da dire e pensa forse che sia stato fatto tutto quello che c'era da fare. Ma il problema rimane... che fare? Perchè io sto letteralmente impazzendo, da una parte non riesco ancora ad accettare che le cose stiano andando così e dall'altra mi chiedo cosa ne sarà di me ma qualsiasi pensiero è più consolante di questa situazione di stallo... e invece per lui va bene? come fa a non atterrarlo il silenzio che si respira, un rapporto morto che rimaniamo ad osservare? E' come avere un cadavere in casa... ne osserviamo i resti ma nessuno decide di andare a seppellirlo, nessuno fa arieggiare la casa, nessuno pulisce. Lo si guarda putrefare ogni giorno, si piange, almeno dal conto mio, ci si dispera... ma non si fa nulla. e lo so, potrei dire qualche cosa anche io... ma non so cosa dire. La mia logorrea ha esaurito tutte le sue risorse.

Pensate un po' che buon odore in casa mia, tra l'amicamuffa e il cadavere.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. cadavere mr p. l'amicamuffa gcasa

permalink | inviato da -Micol- il 8/11/2010 alle 12:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa


7 ottobre 2010


La ciliegina sulla torta

Due giorni fa mio padre ha accompagnato mia nonna al pronto soccorso, era dal giorno prima che vomitava qualsiasi cosa mangiasse o bevesse. Dalla prima radiografia non risultava niente di anomalo quindi l'hanno fatta tornare ieri mattina con l'intenzione di farle una gastroscopia che non sono poi riusciti a fare, qualcosa occludeva la trachea al punto da non far passare nemmeno quel tubo di due cm scarsi di diametro. le hanno fatto quindi una radiografia con liquido di contrasto e hanno così notato la massa che ha riempito tutto il suo esofago, una roba che inizia da metà gola e termina all'altezza dell'ombelico. quasi sicuramente un cancro, ma ne avremo la certezza solo dopo la tac e la biopsia che stanno provvedendo con tutta calma a fare. Il medico, dopo il tentativo di compiere la gastro, ha detto a mia nonna di avvertire i figli (mio padre e l'orso) che doveva parlar loro al più presto (e non apro un capitolo sull'intelligenza dei medici in quanto esseri umani e non in quanto medici, perchè sennò rischio di dilungarmi davvero molto) e mia nonna, che ha 79 anni ed è così magra che sembra doversi spezzare da un momento all'altro ma è lucidissima e ha passato sicuramente più tempo negli ospedali di quel medico, ha già probabilmente capito tutto nonostante nessuno le abbia detto ancora qualcosa. Il medico ha spiegato a mio padre che non è un tumore operabile, quello all'esofago, perchè appunto dentro non c'è modo di arrivare, che si tratta delle cellule interne che si ingrandiscono e lo riempiono, e che il trapianto viene improvvisato solo su indivui giovanissimi per i quali si rischia il tutto per tutto in quanto il tasso di mortalità durante l'intervento è altissimo. Tutto dipende dallo stadio in cui è già e se ci sono già metastasi in altri organi, ma ci ha detto chiaramente che è un tumore di quelli con i controcazzi, molto aggressivo, che agisce velocemente. non la opererebbero quindi, le metterebbero una peg per alimentarla (cosa che lei ha già detto chiaramente di non volere "piutosto mi lascio morire di fame" , perchè la collega immeditamente a mia zia che l'ha avuta negli ultimi mesi di vita) e lasciarebbero che l'alieno faccia il suo corso. non ha parlato di tempi, di anni o di mesi, dicendo di non volersi esprimere prima di conoscere nome e cognome dell'alieno in questione. Anche se secondo me si è già espresso fin troppo. Lo sappiamo tutti ora meno mio nonno e mia nonna anche se io penso che lei lo sapesse già da tempo e per questo rifiutasse qualsiasi tipo di esame. E' bulimica e sottopeso praticamente da sempre e ha sempre accusato un dolore dietro lo sterno che il nostro medico di famiglia e noi tutti abbiamo sempre sottovalutato. ufficialmente sa che deve stare lì almeno fino a mertedì, che la alimenteranno con una succlavia provvisoria e poi si vedrà. Mio nonno la prima notte non si è mosso dalla poltrona dicendo che non voleva andare a letto senza di lei e il giorno dopo non ha mangiato. Ieri si è messo la maglia della domenica, è andato dal barbiere e alle sei io e Mr P. l'abbiamo portato a trovarla. Ho assistito a una scena che penso non dimenticherò mai nella mia vita, lui che con i lacrimoni se la sbaciucchia e l'abbraccia e lei che gli urla nell'apparecchio acustico che sta bene, non deve preoccuparsi e presto tornaerà a casa. Ha passato il viaggio in macchina a dirci che sono 60 anni che dividono il letto e.. eh noi non possiamo capire. Poco tempo fa, mentre eravamo tutti a pranzo quella domenica, aveva battuto sul bicchiere con la forchetta per catturare l'attenzione di tutti e annunciare che il prossimo anno, se fosse stato ancora vivo, avremmo festeggiato i loro 60 anni di matrimonio nello stesso posto perchè stava mangiando proprio bene. e mia nonna le aveva risposto che magari sarebbe stata lei a non essere più viva, facendoci scoppiare tutti a ridere.
Mio padre è scosso ma per adesso sembra affrontare la cosa in modo razionale e maturo a differenza di suo fratello che piange e vomita da quando gliel'hanno detto.

E io... non riesco a trasformarlo in parole adesso.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. nonna mio papà cancro all'esofago

permalink | inviato da -Micol- il 7/10/2010 alle 15:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


5 ottobre 2010


E quando si tocca il fondo si inizia a scavare

Sto seriamente pensando di prendere in considerazione l'idea di rivolgermi ad una di quelle inquitanti signore che tolgono il malocchio. qualcosa mi dice che il mio piatto d'olio bollirebbe a tutto andare. Non so più come prendere le cose.. che mi viene quasi da ridere, ormai.
Finchè sono in ufficio va tutto bene, è quando esco che c'è da preoccuparsi. Come se tutto il resto non bastasse doveva mettercisi pure Mr P. Oggi è il nostro mesiversario, che per quanto sia una ricorrenza insignificante abbiamo sempre festeggiato più o meno degnamente, in base alla situazione economica del mese... Stasera avrei cucinato qualcosa di buono, avremmo aperto una bottiglia di vino, guardato un film. Ero contenta che questa data cadesse proprio oggi, speravo di passare non dico una bella serata ma almeno una serata senza disastri, pianti e oggetti volanti. Ieri sera, uscita dall'ufficio sono andata con la mia collega C. in un centro commeciale qui vicino con l'intento di comprarmi un paio di stivali (terapia autonoma..) che non ho trovato, sapendo che avremmo cenato tardi dato che lui voleva passare da un suo amico che conosce l'inglese molto bene avendo vissuto a Londra qualche anno, e farsi dare dei consigli per il colloquio di questa mattina. sono arrivata a casa alle 20.00, l'ho chiamato chiedendogli quando sarebbe rientrato e se dovevo aspettarlo per la cena. mi ha risposto in modo molto vago che non sapeva per quanto ne avrebbe avuto, così sono andata da mia cugina, ci sono rimasta per un ora e mezza nella quale abbiamo fatto un discorso non proprio rilassante e alle 21.30 l'ho chiamato ponendogli le stesse domande. mi ha risposto qualcosa che non ho capito dato che aveva la bocca piena... si erano ordinati due pizze e non sapeva a che ora avrebbero finito. Mi sono sentita una scema.. che lo aspettava vestita nonostante fosse stanca morta e stesse morendo di fame, iniziando anche a preoccuparsi perchè la strada era bagnata ed era strano che lui non si fosse più fatto sentire. Quando è arrivato, fresco come una rosa, tranquillo e felice, voleva farmi vedere cosa aveva fatto quelle tre ore per farmi capire che "non era andato a divertirsi". me ne sono andata a dormire senza rivolgergli la parola ma quando è arrivato a letto e mi ha abbracciato prima di addormentarsi, l'ho lasciato fare. e così avrei fatto stamattina, "lasciando perdere" come mi viene suggerito sempre di fare e che io trovo sia la cosa più stupida tra le più stupide che un essere umano possa fare nella sua vita. Non ho avuto il tempo nemmeno di provarci però perchè mentre ci preparavamo per uscire (mi ero presa la mattinata di permesso per accompagnarlo) mi ha detto che sperava che per stasera si asciugasse il suo borsone da calcio sul quale ieri è caduto il diluvio universale avendolo lasciato sul balcone ( volpe) e quando io gli ho risposto: "ah ma stasera vai a giocare?" lui mi ha risposto che se non andava stasera poteva anche non presentarsi più perchè mancava da troppo... che se era questo che volevo... in maniera piuttosto arrogante. Si è poi ricordato di che giorno fosse dopo qualche minuto e ha cominciato a chiedermi scusa ripetutamente, come al solito. So che nessuna di queste è una cosa troppo grave, che tanti ne fanno di peggio, ecc., ecc.... ... ma il punto qui non è più tanto come si comporta lui ma il fatto che io non ho più voglia di accontentarmi di felicità a metà, rattoppate, "discrete".
E' troppo chiedere di passare una giornata, dall'inizo alla fine, in serentià e tranquillità? Di potermi godere l'unica cosa che forse stava andando bene? di potermi godere il tempo con l'unica persona che in questo momento, a volte, sopporto? E' troppo chiedere il sacrosanto diritto di impegnarmi a fare respiri profondi, stringere i denti e rimettere in ordine i pezzi?
Io non volevo rientrare a casa, discutere un ora e poi smettere un po' perchè non ne hai più voglia, un po perchè sai che devi.. preparare una cena veloce, riempirla di parole ipocrite e false e svegliarmi l'indomani con ancor più amarezza di oggi.
Io volevo una bella giornata, una bella cena, la nostra armonia, il nostro piacere di stare insieme, poche e vere parole o un meraviglioso silenzio e svegliarmi domattina con la sensazione di potercela fare.

Tra un ora sono a casa, mi metterò il pigiama e me ne andrò a letto, non ho nulla da festeggiare.
Ora sono io che non collaboro, lo so. ma non riesco a far diversamente.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. dolore malocchio mr p. mesiversario

permalink | inviato da -Micol- il 5/10/2010 alle 16:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa


9 settembre 2010


Ancora tu

Ieri notte alle 2.30 (poco prima di sognare un viaggio in pulman con la S., entrambe gravide di Mr P., che discutevamo sul da farsi…) il mio cellulare ha annunciato l’arrivo di un sms. Scacciata la tentazione di ignorarlo, pensando che potesse essere successo qualcosa ai miei mi sono decisa ad alzarmi e leggerlo. Il testo di un messaggio conosciuto: ciao, come stai? ….Essì. proprio lui. Anche se sono passati ormai tre anni. Mr P. mi ha bofonchiato un: chi è? Niente di importante ho riposto. Ovviamente non gli ho risposto e non lo farò. Ma la cosa mi ha dato da pensare… non tanto il giorno seguente, ma oggi si. Si tratta di una persona con cui ho condiviso sei mesi della mia vita anni fa, con cui ho avuto una “relazione” che per me è stata di pure emozioni, più di dolore che di gioia ma pur sempre forti e pure, purissime emozioni. per lui non si sa bene, ma di qualcosa di diverso sicuramente. La “relazione” è terminata in malo modo, le conseguenze ce le siamo portate dietro per molto tempo, io personalmente fino a pochissimo tempo fa. E quando le acque si sono finalmente calmate, le ferite rimarginate, i ricordi sbiaditi… lui ha cominciato a cercarmi con tutti i mezzi possibili chiedendomi di ricominciare qualcosa che non è mai esistito in nome di un amore che io non avevo mai sentito. L’ho mandato a farsi benedire un paio di volte poi mi sono stufata e ho smesso di rispondere ai suoi infantili sms e alle sue chiamate ad ogni ora, pensando che prima o poi si sarebbe stufato. Quindi, mi chiedo… perché nonostante abbia la quasi certezza che non riceverà riscontro lui continua imperterrita a intermittenza di due o tre mesi, a scrivere lo stesso identico sms alle ore più disparate della notte?! Che confidi nella mia scarsa memoria? Che sia così marcio da non ricordare? Che sia un imbecille? (…e quest’ultima risposta è piuttosto ovvia) … non capisco. In più lui sapeva che io stavo andando a convivere con una persona e le mie parole più precisamente erano state: al momento non c’è nessun uomo che potrebbe farmi cambiare idea sulla persona con cui ho deciso di passare la mia vita, tantomeno una persona che si è comportata come te.. e quindi sarebbe più logico scrivere di giorno in cui c’è meno probabilità che io sia con lui, se vogliamo… (questo dimostra ancora una volta quanto rispetto lui mi riservi). E’ un uomo che non ha mai faticato a trovare da svuotarsi, perdonate il linguaggio piuttosto esplicito, e quindi non riesco a capire questa ostinazione nei miei confronti (che non sono neanche la più figa tra tutte le sue fiamme). La motivazione più plausibile è che lui si ostini con me perché non essendo abituato a ricevere rifiuti abbia fatto della cosa una questione di principio. E ammetto che fino a poco tempo fa la cosa quasi mi divertiva, in fondo era in un certo senso una piccola soddisfazione, una rivincita nei suoi confronti… Ma adesso mi infastidisce parecchio, la vivo come una mancanza di rispetto, come un suo ennesimo tentativo di comandare la situazione Lungi da me l’idea di credere a una sola delle sue parole, ma allo stesso tempo sentire certe cose uscire dalla sua bocca mi aveva fatto un certo effetto… Vorrei che sparisse dalla mia vita una volta per tutte, che dimenticasse che esisto, il mio nome e il mio numero. Credo che non lo saluterei nemmeno se lo incontrassi per strada… Più il tempo passa più realizzo di che persona si tratta, saranno gli anni sul groppone che ti fanno vedere le cose con più lucidità… o semplicemente il poco di amore rimasto che via via scolorisce e lascia spazio al ricordo del dolore, dell’umiliazione, della sensazione di aver donato una parte importante di te ad una persona che ci giocava e freccette.
E questo non scolorisce, mai.


7 settembre 2010


Lemiecugine

Premettendo che io provo qualcosa di indescrivibile per i figli delle mie cugine che sento come fossero i miei, i figli delle mie sorelle, che chiamo “i miei nipoti” e loro chiamano me “zia”. Ci siamo dette che sarebbe stato così fin da bambine essendo tutte e tre figlie uniche.

Miacuginadeficiente, dopo l’espisodio con suo maritoignorante, non si è mai più fatta viva. E’ quindi più di un mese che non vedo mia figlioccia e mi manca da morire.  Non è la prima volta che succede qualcosa nella famiglia che mi allontana da loro, in questo caso da lei, ed è sempre la cosa che mi fa più male e l’unica che mi porta eventualmente a lasciar perdere. Lunedì inizierà la prima elementare e io voglio chiacchierarci prima del grande evento, chiederle come sta, se è contenta, se è agitata, darle l’in bocca al lupo e il regalino per la scuola che le abbiamo preso al mare. In più facendo il trasloco ho trovato tantissime cose che non uso più… braccialetti, collane, elastici, cerchietti, pinzette e ne ho da dargliene una borsata piena. Da quando sono rientrata dal mare non ho fatto altro che scervellarmi su come scoprire i turni della settimana dell’ignorante in modo da presentarmi a casa loro con la certezza che non fosse lì, alla fine mi è venuta in contro mia nonna invitando a cena a casa sua stasera me e Mr P., e la deficiente con la bambina. Sono contenta di poterla finalmente riabbracciare ma allo stesso tempo ho l’ansia… non so cosa dirò a sua madre, mi ha ferito con il suo comportamento. Non so bene nemmeno io cosa mi aspettavo, forse è naturale che non si sia schierata dalla mia parte, è suo marito (non condivido ma posso accettarlo)… ma ciò che mi ha deluso e che lei dopo non l’abbia invitato ad essere almeno educato nei confronti di sua cugina quando al suo compleanno davanti a parenti tutti e sconosciuti non ha risposto al mio educato saluto, e che non abbia continuato a cercarmi e frequentarmi come prima. Soprattutto alla luce del fatto che l’unica di tutti gli stronzi della famiglia che gli è stata vicino e l’ha sostenuta quando suo marito le metteva le corna meno di un anno fa, è stata la sottoscritta.

Miacuginanevrotica invece mi ha spiazzato domenica al pranzo con il parentado. Sabato mattina io e Mr P. ci siamo avventurati a piedi per il paesino, cosa che non succede mai, per andare a fare colazione e le commissioni in centro. Arrivati davanti casa del parentado abbiamo incontrato miacuginanevrotica appunto, con mio figlioccio a seguito, lo stronzo (cioè suo padre, nonché mio zio, fratello di mio padre) e suo cognato. Il bambino si è subito precipitato tra le braccia di Mr P. che contento l’ha inseguito per il piazzale, spinto sulla motoretta, rincorso intorno a una pianta, fatto il solletico e spinto il camioncino. Nel giro di questo cinque minuti, nei quali io parlavo con la nevrotica, lo stronzo ha detto: "nonportarlotroppovicinoallastrada, nonspingerlotroppoveloce, nonfarlocorrerevicinoairamichepungono, nonfarloriderechesiagitaesuda, nonmuoverlotroppocheèdacambiare" Alchè io mi sono girata verso di lui e con il sorriso, ripeto con il sorriso gli ho detto: eccheppalle! …e cosa pensate che possa aver risposto il mio caro zietto alla sua adorata nipotina?! …blghdfdudri (blaterazione incomprensibile) fattiicazzituoi. …. Io, talmente era lontano da me il pensiero che certe parole fossero rivolte alla sottoscritta, sono rimasta in silenzio a guardarmi intorno per accorgermi pochi secondi dopo che lo stronzo parlava assolutamente con me. A quel punto ho sentito il sangue bollire e salire piano piano al cervello, ho preso Mr P. e me ne sono andata. Ho raccontato l’accaduto ai miei che si sono detti stupiti, come me, che la figlia non avesse colto la palla al balzo per dare inizio a uno degli ennesimi memorabili cazziatoni che è solita rivolgere al padre. Così, sotto loro consiglio, domenica ho domandato alla nevrotica se anche lei avesse sentito cosa il suo caro paparino mi aveva detto il giorno prima e lei con mio grande stupore mi ha risposto: si micol, ha fatto bene, hai proprio esagerato! …. Ho esagerato?! Perché ho fatto una battuta a quello che dovrebbe essere mio zio? …sono rimasta senza parole, le ho risposto che non c’è da stupirsi se tutti lo evitano come la peste, che è un maleducato e che non mi aspettavo proprio che lei che tratta tutti a pesci in faccia trovasse esagerata una mia affermazione innoqua. mi sono seduta lontana da loro con una morsa nello stomaco. Non mi aspettavo che per una tale stronzata venisse su un putiferio simile, quello che ora c’è in me. e che proprio lei per cui io la scorsa settimana mi sono preoccupata e informata sulle sue presenze notturne ci mettesse così poco a farmi sentire una merda. Il punto è che non è nemmeno la prima volta che ha con me (in realtà con tutti) comportamenti del genere… imprevedibili e contraddittori, e mi sono stufata del rapporto a effetto sorpresa in cui devi soppesare ogni parola che dici e pregare che quel giorno sia di buon umore. E, come nel caso precedente, ciò che ci rimette è il mio rapporto con il pupetto, per vederlo devo vedere anche sua madre e così via.


E la cosa peggiore è che in questa situazione io non penso che semplicemente ho una cugina deficiente che ha sposato un ignorante e un’altra nevrotica che non per niente è senza amici e tutti la evitano… io mi chiedo: cos’è che sbaglio, cosa c’è in me che non va… che non riesco nemmeno a mantenere rapporti con la mia famiglia.

 

sfoglia     novembre